Intervista al traduttore Giuseppe Girimonti Greco/2

Pubblichiamo la seconda parte dell’intervista al traduttore Giuseppe Girimonti Greco, originario di Martina Franca. La prima parte dell’intervista è stata pubblicata ieri.

Come ti sembra la produzione letteraria italiana nel contesto internazionale? Siamo davvero così “provinciali”?

Non so rispondere a questa domanda, perché sono un lettore disordinato. Leggo molta letteratura straniera, specie quella ben tradotta. Tendo ad allontanarmi dal contemporaneo, a tornare periodicamente ai classici, soprattutto ai classici francesi. David Leavitt, in un’intervista rilasciata di recente ad A. Farkas per il Corriere della sera (La letteratura italiana non sfonda all’estero) ha dichiarato che la nostra produzione letteraria “non emerge” e che gli scrittori italiani “sono invisibili” perché la nostra fiction “non viene tradotta e all’estero non si legge”. Secondo Leavitt si tratta di un problema istituzionale, di debolezza istituzionale”. È senz’altro vero che l’Italia investe poco nell’esportazione dei propri talenti, ma c’è anche da dire che forse gli intellettuali e gli editori stranieri più italofili, che (come Leavitt) aspirano al nobile ruolo di passeurs, spesso sono i primi a essere pigri e distratti. Ecco, l’ho detto…

Cosa ne pensi della letteratura made in Puglia e più in particolare della realtà culturale della nostra regione: intravedi sintomi di rinnovamento?

Ci sono molti autori pugliesi che mi piacciono. Autori molti diversi, peraltro. Nicola Lagioia e Giorgia Lepore, per limitarmi a un paio di nomi. La Lepore è una narratrice atipica, inclassificabile. Però non so quanto conti, per un lettore non pugliese, l’ambientazione in Puglia di un romanzo o le origini pugliesi di uno scrittore o di un regista. Sposterei la riflessione su scala più ampia: mi sembra che negli ultimi anni stia accadendo qualcosa di nuovo, dal punto di vista formale, linguistico, stilistico, grazie ad autori come Andrej Longo, che considero un autore sperimentale proprio perché ha inventato una sua personalissima koiné linguistica pan-meridionale, una forma di mistilinguismo che ibrida parlate pugliesi, campane, siciliane ecc. Ecco: mi sembra di vedere sintomi di rinnovamento in sperimentazioni come quella di Longo. Forse sta tornando in auge il mito della letteratura meridionale (che nei casi più felici non ha alcunché di provinciale); anzi: forse non è mai veramente tramontato…

Giovanni Turi