“L’altoforno” di Daniele Di Maglie

I panni stesi tra una ciminiera e l’altra dello stabilimento Ilva di Taranto in copertina sono l’immagine migliore per rappresentare la distanza del quartiere Tamburi («Dicevano che il nome derivasse da un antico ruscello che caracollava lungo via Orsini, in discesa, producendo uno strano rumore, tambureggiante»). Sono panni bianchi, ma non bandiere bianche, soprattutto da qualche mese, da quando, dopo i provvedimenti della Procura tarantina, prima la bonifica e poi la chiusura dell’Ilva sono divenuti ad un tratto scenari possibili, grazie anche alla forza della disperazione delle madri dei Tamburi e ai gruppi ambientalisti mai così numerosi e così attivi. Ma nei due racconti de L’altoforno (Stilo Editrice, pp. 56, euro 13, con CD Audio) il cantautore Daniele Di Maglie rimanda soprattutto alla storia dell’Ilva quando era ancora Italsider, descrivendo la metamorfosi del paesaggio tarantino (in particolare del suo quartiere: «Ero felice del mio quartiere») e, in certo qual modo, della stessa popolazione cittadina. Uno sguardo al passato, che corrisponde agli anni della giovinezza dell’autore, senza il quale si fatica a comprendere con cognizione di causa il contesto socialmente esplosivo di questi ultimi mesi.

Nel primo racconto, il quartiere e la città sono dominati dal Sifone (e poi, negli anni successivi, dai suoi «fratelli»), che «ci aveva assopiti, rassicurandoci con la Sua veglia». L’autore ricorda, evidenziandole, alcune parole chiave di quegli anni sul futuro assicurato dallo stabilimento: «Avvenire radioso e illuminato. ILLIMITATO», oppure «NESSUNO PUO’ SPEGNERE IL SIFONE». A contrapporsi, a suon di manifesti, al potere del Sifone, è però Re Sisifo, Ambasciatore di Minuzie (che dà il titolo al racconto), che si rivolge nei suoi annunci a «rancorosi, afflitti e nemici del Sifone». Il protagonista del racconto, simpatizzando per Sisifo («un pomeriggio, non ebbi alcun dubbio: il Sifone era un coglione!»), cerca a tutti i costi e riesce infine a incontrare colui che il Sifone considerava apertamente un «terrorista»: circondato da gatti e da bambini, Sisifo è un «uomo libero», che combatte la sua battaglia attaccato a una macchina che lo tiene in vita.

Il secondo e più breve racconto, Mala estate, testimonia invece le speranze, le attese e le delusioni di un giovane che prova a restare a vivere a Taranto senza dover dipendere dallo Stabilimento: come nel racconto precedente, la presenza di animali diversi (gazze, rospi, zanzare) assurge a metafora della condizione della popolazione tarantina. Chiudono il volume i testi dei due brani raccolti nel CD Audio allegato, che rappresentano per temi e cifra stilistica un’introduzione alla produzione del Di Maglie cantautore.

L’altoforno di Daniele Di Maglie sarà presentato questa sera, alle ore 20.30, a Conversano (BA) presso il cineteatro Casa delle Arti.

Stefano Savella