“L’autista delle slot” di Caterina Emili

La febbre del gioco d’azzardo ha assunto negli ultimi anni sfumature diverse, aggiornate ai nuovi mezzi concessi, e già in parte raccontate dal cinema e dalla letteratura: dal popolo del ceto medio-basso che coltiva un tappeto di gratta e vinci usati all’uscita delle tabaccherie e delle stazioni, a quello giovane e smanettone del poker online. Ma sbaglia chi crede che le forme di gioco più tradizionali, come le slot machine dei casinò, facciano parte di un mondo passato o che siano presenti unicamente in una visione della realtà di stampo vintage. La liberalizzazione delle sale da gioco e dei centri scommesse nelle città e nei paesi incrementa semmai l’aura di superiorità dei casinò tradizionali, come quello di Campione d’Italia, dove linee di autobus create ad hoc portano una varia umanità in cui non è difficile riconoscere pensionati e “fuoriusciti” di diversa provenienza. Vittore è il nome di un autista che dietro al volante scorge le vite di un gruppo di milanesi che si reca periodicamente a Campione per dilapidare gran parte delle proprie risorse alle slot machine, e la sua storia è raccontata da Caterina Emili nel romanzo L’autista delle slot (Besa Editrice, pp. 102, euro 14).

Il personaggio di Vittore, che nel suo ultimo giorno di lavoro riconoscerà una donna, Maddalena, della quale vorrà ricostruire la vicenda personale, riprende almeno in parte nei luoghi della sua storia quelli della biografia dell’autrice (giornalista, già inviata speciale di quotidiani nazionali negli anni Settanta e autrice Rai), che oggi trascorre metà dell’anno in Umbria e l’altra metà in Puglia. L’Italia dei paesi, della provincia profonda con le sue tradizioni e i suoi personaggi curiosi e scontrosi, l’Italia dei pettegolezzi sulla bocca di tutti e di altrettanti segreti inconfessabili, si alterna nel romanzo a una Milano cupa, antropofaga, dove chi è migrato dalla provincia si ritaglia spazi di sopravvivenza (come il gruppo di inquilini pugliesi del palazzo di Vittore, che in estate pranzano «sul pianerottolo e al fresco, come fosse il terrazzo del Palace Hotel»).

Sulle tracce di Maddalena, una prostituta morta a Milano nell’ultimo giorno di lavoro di Vittore, il protagonista tornerà nel suo paese natale, in Umbria, tra botteghe artigianali, palazzi storici, la festa patronale, aneddoti d’infanzia, personaggi vivi creduti morti ognuno dei quali nasconde un tassello della vita della donna, per scoprire quando avesse iniziato quella vita bordeline che l’aveva condotta a Milano, senza speranze. La testimonianza chiave non potrà che essere declamata nel luogo in cui i segreti sono custoditi per definizione, in chiesa, al termine di una messa, quando Vittore aveva ormai perso le speranze. Tornato a Milano, saranno gli stessi inquilini pugliesi, da cui viene sostanzialmente adottato, ad aprirgli le porte di una nuova vita, in quel di Ceglie Messapica: anche lì Vittore ritroverà le slot machine, ma saranno quelle dei bar, i cui clienti, «facce imbarazzate e piene di cupidigia», ricordano a Vittore i «vecchi clienti del pullman per Campione, solo che questi si vanno a rovinare a piedi». Anche qui palazzi storici, pietre luminose, storie passate di bocca in bocca; anche qui botteghe artigianali, e anche qui il tornio su cui lavorare la creta, con cui tutto era iniziato, e con cui Vittore ritroverà una sua dimensione nel mondo, insieme alla giovane Lena.

Stefano Savella