“Macelleria Equitalia” di Giuseppe Cristaldi

Un piccolo imprenditore del settore dell’ortofrutta, un suo dipendente con un figlio poliomelitico, un ufficiale giudiziario che stringe accordi con la criminalità organizzata. E le loro tre donne. Tutti abitanti nel Salento, tutti in qualche modo sprofondati nella crisi economica, tutti coinvolti con Equitalia. Le loro storie si incrociano nell’ultimo romanzo di Giuseppe Cristaldi, che già nel titolo, Macelleria Equitalia (Lupo Editore, pp. 192, euro 14), e nell’immagine di copertina, un corpo umano sezionato per parti anatomiche esattamente come l’arredo di un appartamento sezionato da chi ne stima il valore per il pignoramento, espone senza ipocrisie il corpo nudo di un contesto sociale spappolato dai debiti familiari, dalla disoccupazione, dalle povertà vecchie e nuove, e uno Stato che con la sua agenzia di riscossione dei crediti sembra avvicinarvisi come un avvoltoio.

L’autore trentenne di Parabita, giunto già al quinto romanzo, aveva dimostrato fin dall’esordio di Storia di un metronomo capovolto di trovarsi in sintonia con una narrazione fortemente improntata alle emergenze sociali e alle sofferenze insanabili di quelle fasce di popolazione cosiddette «invisibili» (tali in realtà solo a chi non vuol vedere), in cui il dolore della vita non solo non si spegne ma brucia ogni giorno di più scivolando in drammi sempre più acuti. Giovani, anziani, operai, migranti, donne, uomini: se già in un contesto normale ognuna di queste categorie è soggetta in alcuni suoi componenti a un’esistenza dura, talvolta ai limiti della sopravvivenza, nell’Italia (e nel Sud) di oggi che vive la più lunga crisi dal dopoguerra e in cui l’esposizione ai debiti (verso i privati e verso lo Stato) è ormai diffusissima è ancor più facile trovare persone di estrazione anche molto diversa alle prese con le ormai famigerate «cartelle di Equitalia».

Nei personaggi del romanzo le imprecazioni verso uno Stato che soffia il fiato sul collo di chi è in difficoltà con il pagamento di tasse e bollette si sprecano. Il piccolo imprenditore Rocco, che credeva di aver avuto successo nel convincere il padre contadino ad ampliare la commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli delle sue serre, si avvia al suicidio dopo un ultimo contatto, quasi un amplesso, con la «terrarussa». Il suo operaio Enrico nasconde nei suoi silenzi il dolore per il figlio adolescente costretto alla paralisi dalla vita in giù, col quale divide piccole ma preziose esperienze. Si distingue solo apparentemente la figura di Paolo, agente di Equitalia, che cerca nei pignoramenti e poi in una truffa ben organizzata con giudici e faccendieri della criminalità organizzata, una vendetta per le sofferenze e la povertà patite per tutta la vita in una famiglia dimezzata. Le «tre corse» di questi personaggi si incrociano definitivamente nella «quarta corsa» delle loro donne, tra le quali emerge soprattutto la figura di Mariana, la moglie rumena di Enrico, prostituta per il popolo, badante a tempo pieno per poter permettersi le cure per il figlio.

Stefano Savella