“Verso Oriente, verso Occidente” di Santa Fizzarotti Selvaggi

Il Mediterraneo come crocevia non solo della storia, ma anche della poesia. Dall’ultima raccolta di poesie di Santa Fizzarotti Selvaggi, Verso Oriente, verso Occidente. Dove soffia il Vento e sboccia il Grano (Levante Editori, pp. 94, euro 10), sembra emergere questo messaggio principale, che si pone come baricentro in un contesto di forze centrifughe e in direzione contraria che già il titolo rende evidente. È un Mediterraneo che affonda le radici nella classicità, a partire dalla località in cui l’autrice ha composto parte della raccolta, l’isola di Kos, dove era già stata in giovane età e dove è tornata più recente anche in ricordo degli anni passati. L’isola di Kos è inoltre significativa sia per la vicinanza con un’altra isola, Creta, che Fizzarotti Selvaggi definisce la sua “terra di adozione”, sia per il vento proveniente dalle coste turche che le amplifica la sensazione di trovarsi in un punto decisivo anche in chiave spirituale: poco più a oriente, infatti, c’è la Terra Santa, con il suo carico di simboli religiosi ai quali l’autrice attribuisce un importante significato (come sottolinea anche, nella Presentazione, padre Lorenzo Lorusso, priore della Basilica di San Nicola a Bari).

La raccolta è divisa in quattro parti, ognuna delle quali numerologicamente studiata. Le prime due si rivolgono tra Oriente e Occidente, la terza e la quarta tra Settentrione e Meridione. La lirica che apre la seconda parte ci sembra quella in cui si frappongono più dati salienti: la localizzazione mediterranea mai disgiunta dagli echi della mitologia classica («Tramonto di seta / sulle acque / mediterranee / di Cipride e di Ares»), la contrapposizione tra un Oriente intrinsecamente puro e un Occidente segnato da una modernità fagocitante («verso Occidente / crudele / famelico / di pane e latte»), uno sguardo sul mare influenzato dalle tragedie che vi hanno luogo («e di mare / rifugio / estremo / di speranze / alla ricerca / dei paradisi / del cielo»).

Nella Prefazione, il prof. Francesco De Martino, ordinario di Letteratura greca all’Università di Foggia, sottolinea un altro elemento della raccolta di Fizzarotti Selvaggi: «un nudo casto, arcaico, ancestrale, il nudo dell’anima alla ricerca di un Eden perduto dove fiorisce la rosa di Gerico». Proprio quest’ultima, «metafora dell’eternità», dà il titolo all’ultima lirica della raccolta: «Si apre / si ripiega / si dischiude. / Riposa / Risorge / Rinasce». È il ciclo della vita ma anche dell’Amore, che si dipana in un tempo anch’esso nudo, «scarnito, simbolico, ciclico, arcaico. Un tempo che non muore, che si ripete, che si aspetta, che va via, che ritorna».