“L’angolo ospitale” di Salvatore Ritrovato

“La vita felice” è un’ambizione ardua da realizzare. Stretti tra la solitudine della quotidianità e le continue sollecitazioni dell’attualità, l’unica ambizione che resta è quella di cercare un proprio rifugio nel quale poter raggiungere almeno un po’ di serenità. Un Angolo ospitale, come il titolo dell’ultima raccolta poetica di Salvatore Ritrovato, pubblicata proprio per le edizioni della Vita Felice (pp. 80, euro 12). Docente di Letteratura italiana presso l’Università di Urbino, Ritrovato è nato a San Giovanni Rotondo nel 1967 e ha già pubblicato negli anni scorsi altre raccolte di versi come Quanta vita (1997), Via della pesa (2003) e Come chi non torna (2008), oltre a lavori di critica letteraria e a collaborazioni con riviste e quotidiani.

Ognuna delle cinque sezioni nelle quali il libro è suddiviso conserva un proprio ritmo specifico, un angolo diverso di ripresa, che varia a seconda del luogo, dello stato d’animo, dello stesso stile utilizzato. Nella prima, Elegie a Venezia, il luogo a caratterizzare i versi che vi sono contenuti non è tanto il paesaggio della città lagunare, presente semmai nelle sezioni successive, quanto gli interni di una casa nella quale si consumano le piccole cose di una vita apparentemente serena, immersa talvolta nel ricordo del passato: «Era un dicembre di tanti anni fa / e un’alba come questa la sentivo / nascere dalla strada / quando ancora dorme la casa». La seconda sezione apre un sipario totalmente nuovo: si tratta di una breve prosa dall’esile filo narrativo, tutta centrata sul Paradosso di un incontro apparentemente casuale avvenuto su un treno in arrivo a Venezia. La terza torna ai versi, privilegiando gli spazi esterni sempre sorprendenti («Scendi in piazza, scegli la scorciatoia / invece del viale, e cammina / cammina, è un’altra città»), benché portatori anche di un cupo rimando al futuro («è un mucchio di macerie»). Un riferimento che si consolida in un’altra lirica di questa sezione, nella quale si ricorda l’11 settembre 2001. La quarta sezione, Final cut, porta l’autore in luoghi diversi, spesso quelli di origine (San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo), ma anche Berlino, benché resti ancora saldo il ricordo di Venezia. La ricchezza dei luoghi si accompagna qui allo scorrere implacabile del tempo: «Sarò io il bambino un giorno, tu mio padre». La quinta e ultima sezione, Dediche, è un epilogo di due soli sonetti, dove, come scrive Gabriela Fantato nella Prefazione, «Ritrovato dialoga affettuosamente nella memoria sia con una donna che ha amato sia con la propria dimora, ma anche con il vuoto e il silenzio che ora vi abita».

«Ricco di ricordi e riflessioni sull’esistenza», scrive ancora Fantato, che dirige la collana Sguardi in cui è compresa quest’ultima raccolta poetica di Ritrovato, «L’angolo ospitale è un libro che sa unire presente e passato, protendendosi verso il futuro; infatti, al termine della lettura resta la sensazione che al poeta stia a cuore testimoniare la necessità di non scordare le nostre radici di esseri umani, fragili e mortali».