Pugliesi fuorisede/9: Intervista a Giuseppe Biancofiore

Giuseppe Biancofiore è nato a Manfredonia, alle porte del Gargano. Ha studiato Storia dell’Arte in Toscana, laureandosi presso l’Università degli studi di Siena. Dopo poco inizia a lavorare nel campo dei Beni Culturali come fotografo e archivista, prima a Bari e poi a Roma, dove passa tre anni presso l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (ex I.C.R.), esercitando sempre la professione di fotografo e ricercando costantemente un suo stile personale e un proprio modo di raccontare. Vive a Milano da due anni, lavorando ora come fotografo freelance. La sua ricerca si concentra sul profondo legame tra gli spazi urbani e coloro che li abitano, attraverso lo studio delle geometrie, della composizione e della luce.

Cosa fai a Milano, Giuseppe?

Cosa faccio a Milano? Ci vivo e ci lavoro. Cosa “ci” faccio a Milano? I primi tempi me lo sono chiesto spesso e a lungo. Ora però, dopo due anni, le cose sono molto cambiate: me lo chiedo giusto una volta ogni tanto, soprattutto nelle giornate particolarmente grigie e piovose. Tra una domanda e l’altra faccio il fotografo freelance.

Per quale motivo ti sei spostato qui e hai lasciato la tua città? Raccontaci.

Qui a Milano sono arrivato un paio di anni fa dopo un pellegrinaggio tra diverse città italiane: sono partito da Manfredonia nel ’99 per Arezzo, per studiare Beni Culturali, poi da lì, dopo la laurea, per Bari, per due anni, poi Roma per tre anni e infine Milano, sperando sia l’ultima tappa.

Quando lasciai Manfredonia non vedevo l’ora di partire: come quasi tutti gli adolescenti ben presto mi sono sentito già fuorisede pur essendo a casa, tutto mi stava stretto e non provavo molto interesse per quel che mi circondava. Diciamo che miravo altrove, creandomi aspettative alte, desiderando di vivere posti e conoscere cose che credevo lontane da me in quel periodo. Amavo la Toscana: avendo sempre avuto una passione per l’Arte non c’era posto migliore dove studiarla per me. È una regione che all’epoca già conoscevo (ho degli zii che vivono lì e che andavamo spesso a trovare e durante gli anni dell’università furono la mia seconda famiglia) ma che scoprii in tutte le sue meraviglie durante il periodo dell’università. Però dopo la laurea sentii il bisogno di cambiare aria. Forse la mancanza del mare. Sembra un cliché ma è vero che per chi è nato sul mare la sua assenza pesa. Rimasi ad Arezzo per qualche mese dopo la laurea, cercando di capire cosa fare, ma oramai non mi sentivo più molto legato a quei posti. Caso volle che la mia attuale compagna in quegli anni vivesse a Bari, città che devo confessare all’epoca conoscevo poco o niente. Quando andai a trovarla la prima volta m’innamorai di quella città e così decisi di stabilirmi lì. Sono rinato, ho passato due anni e mezzo bellissimi, scoprendo, anzi, riscoprendo una città e una terra che era la mia ma di cui mi accorsi di sapere ben poco. Ed è proprio a Bari che ho iniziato a lavorare come fotografo, con Sergio Leonardi dell’Archivio Fotografico Fotogramma. Sergio è stato non solo un datore di lavoro, ma anche un maestro e un vero amico, tanto che ancora oggi siamo molto legati. Con lui girai gran parte della Puglia per lavoro, sulla sua moto carica di attrezzatura fotografica, visitando molti posti che mi erano praticamente sconosciuti, e che forse nel mio immaginario prima di allora non sembravano così interessanti, scoprendo al contrario tante perle nascoste, centri storici minuscoli ma bellissimi, quasi fermi nel tempo. Inoltre proprio la tipologia di lavoro che facevamo, ovvero il lavoro sui Beni Culturali e il lavoro per l’editoria sulla regione, mi permetteva non solo di conoscere luoghi, ma anche di saperne di più su cultura, tradizioni e storia della Puglia. Insomma, in quel paio d’anni recuperai quello che per 25 anni avevo quasi ignorato, e nel frattempo imparavo la fotografia. Poi purtroppo il periodo barese è finito, e, sebbene mi sia trasferito a Roma, città in cui avevo sempre sognato di vivere, me ne sono andato con un grosso groppo in gola e non senza una bella dose di lacrime.

Quale luogo ti ha emozionato e stupito di più?

Bè, proprio Bari. Come dicevo Bari fino ad allora per me era la Fiera del Levante, di cui conservavo un ricordo alquanto drammatico perché da bambino, in visita coi miei genitori, mi ci persi (fui ritrovato dopo qualche minuto fortunatamente). Quando lasciai Manfredonia non avevo molto interesse verso la Puglia, il mondo era fuori di lì, tutto da scoprire. Invece quando vi tornai la mia riscoperta della regione partì proprio da questa città. Per anni avevo vissuto in un paese della Toscana sì bellissimo, ma evidentemente di una bellezza non sufficiente, e soprattutto troppo lontano dal mare. Bari come scoprii era la città perfetta: né troppo piccola né troppo grande, moderna eppure con una parte storica importante e soprattutto ben tenuta, vicina al mare, il costo della vita non era esagerato e oltretutto per tornare a Manfredonia non dovevo più fare ore e ore di treno con cambi rocamboleschi e relativi “viaggi della speranza”. Ancora oggi rimpiangiamo un po’ quel breve periodo in Puglia, in cui molte cose sono cambiate. Ma al contempo in questo momento non potrei andar via da Milano, allontanarmi da quel che sto facendo e da ciò che sto vivendo. In fondo sembra destino non riuscire mai ad essere lì dove si vuole. E forse anche questo per me è il motore della creatività, una spinta a fare, a compensare le mancanze creando e rimanendo attivi. Molto del mio linguaggio fotografico viene da Milano, non da Bari o Roma, ma ora, grazie a quanto costruito qui, sono in grado di raccontare meglio con la fotografia quei posti, a partire da Manfredonia stessa.

Ora che vivi anche lontano dalla Puglia, ti sei fatto un’idea di quale sia la percezione, a livello di bellezze naturali e paesaggistiche, della regione in Italia?

Più che della percezione della regione a livello paesaggistico sarebbe il caso di considerare l’aspetto sociale e culturale. Quando decisi di lasciare Arezzo per Bari una mia amica mi chiese: “Ma come, vai a Bari? E non hai paura?”. Questa domanda mi ha lasciato molto perplesso per diverso tempo, poiché effettivamente del Sud si ha sempre un’immagine non propriamente felice: posti bellissimi ma sporchi, incuria e ignoranza ovunque. Che le cose non girino bene è vero, e che spesso noi ce la mettiamo tutta per confermare i pregiudizi, ma la verità è che ci sono tante realtà belle da scoprire, tanti miti negativi da sfatare. Come Bari Vecchia ad esempio, il nucleo più antico del capoluogo, che per molti è ancora il posto inaccessibile e oscuro che era qualche decina di anni fa. Basterebbe un giro per godere di uno dei più bei centri storici d’Italia.

Stesso discorso vale per il Gargano. E a volte vorrei che proprio il Gargano fosse un posto più conosciuto per tutto quello che ha da dare, per i suoi meravigliosi scorci, per la ricchezza del paesaggio e degli ecosistemi, tutti concentrati in poche miglia quadrate. Manfredonia stessa è un paese che solo di recente ha iniziato una vera e propria politica per il turismo, riportando all’attenzione non solo il paesaggio ma anche alcuni bellissimi monumenti storici, come la chiesa di San Leonardo di Siponto, una delle più importanti nel territorio e forse in Italia. È una terra che merita di più, anche da chi vi abita. Stando lontano, tornandovi a intervalli di mesi, puoi accorgerti meglio non solo della bellezza, ma anche del suo opposto. Balzano agli occhi tutte le idiosincrasie e i difetti di una terra piena di contraddizioni: da un lato la bianca montagna calcarea che scende a strapiombo nel mare trasparente, dall’altra le ciminiere della fabbrica a ridosso della costa, o il cemento dello scheletro di un palazzo iniziato e mai finito. Odi et amo. Non si può sfuggire a questa dicotomia. Comunque è sempre piacevole sentirsi dire “ah, ma vieni dal Gargano? Che posto meraviglioso…”. Ti fa capire quanto sei stato fortunato ad aver passato gran parte della tua vita in un posto che gli altri visitano per vacanza, ad aver vissuto le estati dell’infanzia e dell’adolescenza interamente in spiaggia, lì a pochi metri da casa.

Azzurra Scattarella

Domani sarà pubblicata la seconda parte dell’intervista a Giuseppe Biancofiore.