“That’s (im)possible” di Cristò

That’s (im)possible (Caratteri Mobili, pp. 80, euro 8), ultima opera narrativa di Cristò, si presenta come il resoconto di una misteriosa lotteria diventata in breve tempo un format televisivo dal successo planetario e un fenomeno di massa; tutti sono pronti a farsi blandire da una speranza, sia pure – o anzi ancor più – se irrazionale (in questo caso indovinare un numero tra uno e infinito): «Le cose impossibili accadono continuamente. Per questo giocavo a That’s. Per questo ci giocavano tutti», sono le parole di Leonardo Angrisano, sociologo e presumibilmente personaggio. “Presumibilmente” non solo perché credo proprio di conoscerlo, ma anche perché si legge nella Premessa (necessaria): «Naturalmente tutti sapete che i fatti narrati nel testo sono assolutamente veri e che i nomi e i cognomi delle persone intervistate corrispondono a persone realmente esistenti»; non cercate però Leonardo o altre comparse su Google, perché i risultati della ricerca potrebbero confondervi: come in tutte le opere di Cristò la letteratura è finzione, almeno quanto è letteratura la vita reale – continua ad agire su di lui, anche sul piano stilistico, l’influsso vivifico di John Barth e di altri narratori statunitensi.

Questo “racconto orale” (così suggerisce il sottotitolo), tuttavia, non è solo la storia di una lotteria, That’s (im)possible appunto, ma anche quella del suo ideatore, Bruno Marinetti, che custodisce più di un segreto e si divide tra il suo ambizioso progetto e le attenzioni per la sorella, apparentemente e inspiegabilmente straniata dal mondo esterno. A ricostruire l’intera vicenda è un collage di voci che si alternano, dallo stesso Marinetti a Luigi Conte (conduttore della trasmissione), da Tony Morisco (venditore di auto usate e giocatore) a Carlo Vanni (direttore televisivo), da Cecilia Zanardelli (giornalista) a Tancredi (medico dei Marinetti e voce fuoricampo) e ad altri ancora. È come se ciascuno di loro avesse rilasciato un’intervista dinanzi a una telecamera e qualcuno si fosse poi preoccupato di suddividerle e assemblarle in diversi spezzoni. Quel che ne viene fuori è una sorprendente opera corale sulla casualità e sulle illusioni, sull’eredità dei padri e sul legame tra figli, e si distingue per originalità e nitore in un panorama editoriale sempre più tendente all’omologazione.

Giovanni Turi