“Orecchiette Christmas stori” di Raffaello Ferrante

Se volete protrarre l’atmosfera natalizia e allo stesso tempo condirla con un po’ di pulp e di comicità, Orecchiette Christmas stori (‘round midnight edizioni, pp. 96, euro 7) potrebbe essere il romanzo per voi. Si tratta dell’esordio del barese Raffaello Ferrante, caporedattore di Mangialibri e autore di diversi racconti pubblicati su riviste e antologie.

Orecchiette Christmas stori è un romanzo corale ambientato durante la notte della vigilia di Natale in una Bari simile al Bronx; si alternano brevi capitoletti, ciascuno dei quali ruota intorno a uno dei cinque protagonisti: Vincenzo, padre di famiglia ben attento a soddisfare le proprie voglie extraconiugali; ’U Mazz, un tossico che ha in mente un colpo proprio durante i festeggiamenti; Roberto, giovane laureato in Filosofia che ha trovato lavoro solo presso la sala bingo Omero e non è riuscito a evitarsi il turno festivo; Carmine, gestore della sala follemente innamorato di una sua prorompente subalterna, Michela – figura centrale anche lei.

Avvertenza: le anime pie si astengano dalla lettura per la gran copia di termini volgari e di situazioni scabrose. Tutti gli altri possono ordinare online Orecchiette Christmas stori o in alcune librerie fiduciarie.

Intanto, ecco un assaggio: «I fischi dei mortaretti, gli scoppi dei petardi, i raudi, i tric e trac, tutto quell’odioso campionario senza senso che accompagnava le urla di gioia e di festa della gente che sghignazzava abbracciandosi e baciandosi non si sa bene per che cosa, gli rimbombavano prepotenti nel cranio come una macabra sinfonia e lo riportavano alla realtà. […] Adesso, a pochi metri da tutto quel divertimento sfrenato, già sepolto vivo, giaceva lui, […] stremato da ore di lotta, il corpo in trazione con braccia e gambe divaricate legate al letto, la maschera facciale con quel macigno infilato tra le labbra ad anestetizzargli oramai anche i nervi mandibolari, […] i morsetti stretti sui capezzoli sanguinanti e intorpiditi e soprattutto quel mastodontico ammasso di carne nera svenuto al suo fianco, a ricordargli per sempre, come un macabro tatuaggio stampato sul letto, quant’era stato coglione quell’adorabile e fantastica vigilia di Natale».