Pugliesi fuorisede/10: Intervista ad Andrea Coccia

Giornalista pubblicista, nato il 15 dicembre 1982 a Milano, Andrea Coccia gestisce la sezione Letteratura e Fumetti della pagina culturale de Linkiesta.it (LKcultura). Ha fondato la rivista letteraria El Aleph, ha scritto di libri su Booksblog, Grazia e Saturno (Il Fatto Quotidiano) e di un po’ di tutto su ilPost.it. È stato redattore della rivista di satira sociale L’antitempo (Premio Satira Forte dei Marmi 2013) e dal 2010 fa parte del collettivo omonimo. Sta lavorando a un fumetto e a un progetto pazzo insieme a Vito Manolo Roma. Tifa Inter, ha due malattie che si chiamano Jorge Luis Borges e Sergio Leone e ogni tanto si sente un po’ Billy the Kid.

La tua pugliesità è solo nelle origini paterne, diciamo che sei un outsider in questa rubrica. La prima domanda che ti rivolgo è quindi che tipo di legame senti verso la terra di tuo padre?

Sento un legame forte, ma è molto più ideale che reale. In Puglia sono andato poche volte, la famiglia di mio padre è tutta su ormai. Giù non c’è più quasi nessuno. Sembrerà una boutade, ma sono fiero di essere mezzo pugliese, anche perché se non lo fossi, non sarei un vero milanese.

Descrivici il tuo lavoro attuale.

Gestisco, insieme a Giulio D’Antona e Jacopo Colò, la pagina culturale de Linkiesta.it, occupandomi principalmente di Letteratura italiana e fumetti. Sto anche lavorando a due progetti illustrati con mio fratello Vito Manolo Roma, tra l’altro anche lui mezzo pugliese. Uno è un fumetto con protagonista Luciano Bianciardi, l’altro è una specie di dizionario di un gergo usato a Milano a partire dagli anni Ottannta, il Riocontra.

Il progetto editoriale di cui vai più fiero.

Da una parte El Aleph, una rivista letteraria che ho fondato con alcuni compagni di università nel 2004, e che ha rappresentato l’inizio di un sacco di cose. Dall’altra L’antitempo, una rivista di critica e satira a fumetti che ho contribuito a realizzare insieme a Vito Manolo Roma, Matteo Rubert, Giacomo Rastelli, Giacomo Sargenti e Davide Caviglia, un progetto che quest’anno è stato premiato con il premio Satira di Forte die Marmi, cosa che ci ha resi tutti molto orgogliosi. Insomma, per me come i due rami della famiglia, sono fondamentali entrambi.

Sei volontario al Festivaletteratura da tanto tempo. Cosa ti spinse a farlo anni fa?

La curiosità, soprattutto, ero attratto pazzescamente dal mondo di chi i libri li fa e volevo viverci in mezzo. È stata una delle scelte più felici che ho fatto nella mia vita, tra l’altro. Ho imparato più a Mantova in 10 edizioni di festival che nei ventanni che ho passato tra i banchi di scuola e università.

Secondo te per quale motivo un evento come il Festivaletteratura ha tanto successo in Italia (anche quest’anno biglietti esauriti, vendite alte dei libri proposti), dove non si legge quasi per nulla? Sembra quasi contraddittorio…

Prima di tutto non è vero che in Italia non legge nessuno. Circa la metà degli italiani legge almeno un libro all’anno, e sono milioni di persone. Gran parte delle quali hanno tra i 50 e i 60 anni e vivono nel nord del paese. Come può stupirmi, sapendo questo, che un evento che si tiene a Mantova e che è soprattutto affollato di 50-60 anni registri sempre il tutto esaurito? La cultura interessa moltissimo a tante persone, è solo che se queste persone le bombardi con 60mila titoli all’anno e le mandi in librerie-discount in cui vengono loro propinati libri letteralmente a caso. Be’ è chiaro che i libri si faccia fatica a venderli.

Cosa ne pensi dei blog letterari italiani? Quali sono quelli che segui? Secondo te sono davvero imprescindibili per chi lavora nell’editoria?

Di blog ce n’è di ogni tipo: ci sono quelli strepitosi, che affrontano la letteratura con passione e divertimento, come Finzioni o Con altri mezzi, e poi ci sono quelli che potrebbero tranquillamente non esistere, che sono assolutamente non interessanti e ombelicali, come Tazzina di caffè, per esempio. Nulla è imprescindibile per chi lavora nell’editoria, se non una cosa che si dà troppo spesso per scontata: essere interessati a ciò che si fa per il gusto di farlo, e di farlo bene, non soltantto per poter dire di averlo fatto

Uno dei ruoli che hai ricoperto è il social media manager. Definizione sempre più in voga, ma che magari risulta ancora poco chiara ai più. Ti va di spiegare ai lettori che cosa fa il SMM, o almeno cosa facevi tu quando lo hai fatto per l Festivaletteratura di Mantova e per Le corde dell’anima, Festival di letteratura e musica di Cremona?

Il social media manager comunica il festival (ovvero gli eventi, i temi e gli autori) attraverso l’uso di strumenti come Twitter, Facebook, Pinterest, Instagram etc… detti anche social media, o social network. È una tipologia di comunicazione/marketing che si è ormai diffusa in ogni settore, non solo nell’editoria, perché ha il vantaggio di creare – o dare la parvenza di creare – un rapporto con il pubblico diretto, più personale, anche nei toni e nel linguaggio. Ho sentito dire da alcuni che il social marketing potrebbe rappresentare una rivoluzione copernicana nel mondo del marketing. Mi spiego: se prima era l’azienda a inseguire il proprio pubblico con pubblicità e comunicazioni più o meno dirette, ora, quando fatto bene, è il pubblico che vuole seguire la marca, perché la marca diventa un personaggio, con una sua personalità, i suoi gusti e una sua voce.

Secondo te, chi fa live tweeting durante gli eventi (ma anche durante film, spettacoli, programmi tv) si perde o meno qualcosa – non hai il tempo di metabolizzare ciò che accade che lo stai ancora/già commentando o rispondendo.

Il live tweeting, quando è divertente e quando crea un livello supplementare allo spettacolo che stai twittando (tv, concerto, festival non importa) credo sia interessante, se è obbligato e non aggiunge nulla, ripetendo qualche frasetta, be’ allora è una perdita di tempo.

Azzurra Scattarella