“Ritorno sorgente” di Alessandra Peluso

La ricerca di consonanze efficaci, in poesia, prima ancora di un’opportunità retorica, può rivelarsi un mezzo per creare un sottofondo quasi musicale. E quando in diverse liriche di una raccolta acquista spazio l’immagine della notte, questo sottofondo sembra aderire più a fondo alle parole, creando un unico, ibrido livello sensoriale. È questo effetto che matura fin dai primi versi di Ritorno sorgente, l’ultima raccolta poetica di Alessandra Peluso (Lietocolle, pp. 64, euro 13), nata a Leverano, in provincia di Lecce, e già autrice nel 2010 della silloge Canto d’Anima Amante (Luca Pensa Editore) oltre a collaborare con il Centro Bioetica e Diritti Umani dell’Università del Salento, la casa editrice Lupo e alcune testate on line. Lo stesso Salento, peraltro, non è affatto assente dai suoi ultimi versi, né d’altra parte potrebbe essere altrimenti, giacché senza i suoi colori, i suoi odori, l’intera raccolta avrebbe alla fine assunto sembianze diverse: «Su un treno memorabile / pomeriggio d’estate caldo / addosso vestiti bianchi e puri / paesaggio di un Salento che giace / e non tace, che parla, racconta / il suo essere con me su quel treno».

Lo spazio notturno di cui si diceva in apertura non è uniforme, generalizzato. I primissimi versi, al contrario, sono votati a una forte luminosità («È la primavera che s’imbarazza di colori», «appare loquace / il rosso del sole»). E non è nemmeno sempre uno spazio legato alla notte in quanto tale, pur certamente presente: «Stupore notturno chiude / gli occhi e soccombe», «Sbadiglia, e nel parapiglia / il cervello s’incaglia / il sonno s’esime e sparpaglia / arriverà l’alba», per restare ancora alle prime liriche. Si tratta semmai di un aspetto che coinvolge le sensazioni anche più personali dell’autrice: «Dopo un ribollii di tuoni / e pioggia battenti, la mente / si prepara alla notte», «oh Bacco multisensuale! Trasportami / tra braccia calde e rassicuranti – le tue – / abbandonata in un morbido sonno».

Ed è proprio dal contrasto tra questa notte dell’anima e la luminosità profonda, il desiderio apertamente esposto, che nasce, esplode la scrittura poetica: «Nella notte / dove il tempo non esiste / comincio a scrivere: / avrei bisogno di braccia avvolgenti / […] / Voglio donarmi / sentire il tuo scorrere limpido». D’altra parte, la stessa notte non sarebbe tale senza un’alba, così come un corso d’acqua non sarebbe tale senza una sorgente. Tornare alla vita dopo il sogno, al desiderio dopo l’assopimento, equivale quindi a “ritornare sorgente”: «La mia anima è risorta e scorre / come sorgente d’acqua zampillante». Come scrive anche Stefano Donno nella Prefazione, «le poesie di Alessandra […] si caricano verso dopo verso di energia, di forza tali da diventare fasci di luce purissima che toccano il cielo con un dito, e poi con un cambio di rotta repentino […] trasformarsi in un’anabasi verso gli abissi della sensualità».