“Mondo piccolo” di Valerio Millefoglie

Cos’hanno in comune un isolotto al largo di Zara, in Croazia, il paese di Monte Castello di Vibio in provincia di Perugia, una strada del ghetto ebraico di Varsavia e il villaggio di Makarta in Georgia, nel Caucaso? Apparentemente nulla. Eppure in ognuno di questi e di altri luoghi, in Italia e in altri paesi, soprattutto europei, vi sono persone, turisti o residenti, che vivono l’esperienza di un posto nel mondo che sia tutto per sé, o quasi. Un Mondo piccolo, come recita il titolo dell’ultimo libro di Valerio Millefoglie (Laterza, pp. 152, euro 12), che ha raccolto tutte queste storie, spesso visitando quei luoghi in prima persona. Barese, già autore di L’attimo in cui siamo felici, Millefoglie esprime qui con uno stile semplice ma efficace la ricerca di un “mondo su misura”, dove uomini e donne mettono a disposizione il proprio tempo libero o il proprio lavoro in attività dichiaratamente anti-redditizie.

Come la banca di Gammesfeld, in Germania, l’unica del villaggio e gestita da sola persona. Lui, one bank man, «non cerca investitori e non ha intenzione di ingrandirsi. Non propone carte di credito né tantomeno piani di pensione integrativa, pensa che non siano mai vere soluzioni ma soltanto prodotti per far guadagnare di più solo la banca. L’unico dépliant che si può trovare qui è quello di una manifestazione dei pompieri. Il prestito più grande che abbia mai elargito è stato di seicentomila euro per la costruzione di una fattoria dotata di pannelli fotovoltaici. […] Preferisce tenere un profilo basso e gestire i soldi della gente di Gammesfeld e dei dintorni, in tutto novecentocinquanta persone».

Storie simili appartengono al postino delle isole Hallingen, tra Germania e Danimarca, con poche decine di abitanti ciascuna e raggiungibili attraverso un unico binario ferroviario che attraversa il mare. O all’albergo con un solo letto, ad Amberg. O alla sala cinematografica con due soli posti, chiusa in un’automobile, la Cortomobile, invenzione del fiorentino Francesco Azzini.

E i quattro posti citati all’inizio, apparentemente così distanti? Nella chiesa di Nona, a poca distanza da Zara, si entra uno per volta. Ci si può sposare “da separati”, senza ascoltare la risposta del coniuge. A Monte Castello di Vibio c’è il teatro da 99 posti, “l’esatta riproduzione in miniatura di un teatro in stile goldoniano”. A Varsavia, l’architetto Jakub Szczęsny ha costruito, dove prima c’era un vicolo, una casa di 14 metri quadri che unisse un edificio della seconda guerra mondiale e un altro risalente all’epoca comunista, e con essi due epoche storiche. A Makarta, in Georgia, frequenta la scuola il piccolo Bacho, l’unico alunno della sua scuola: «In classe ci sono due banchi, poi c’è la cattedra. Abbiamo un armadietto e sul muro ci sono un grande ritratto di Iacob Gogebashvili (l’autore del libro di testo per lo studio del georgiano, N.d.R.) e un poster del calciatore Lionel Messi».

Stefano Savella