“Sorelle di carta” di Cristiana Pezzetta

L’estate è il momento che tutti i ragazzi attendono con trepidazione. Finita la scuola e conquistata, a volte a fatica, la promozione, inizia una lunga stagione fatta soltanto di amici, mare, sole, amori, pomeriggi di ozio e giochi, serate di puro divertimento.

Costanza è una ragazza come tante, con gli stessi sogni e le stesse paure di molte sue coetanee; quando scopre di essere stata promossa, nonostante i brutti voti in matematica, uno scenario possibile le si dispiega davanti agli occhi: trascorrerà l’estate con la sua migliore amica, Caterina, andrà con lei al mare, proverà a conoscere meglio Luca, quel ragazzo del terzo che le piace tanto, e poco importa se i suoi genitori si opporranno. Per una volta sarà a lei decidere: niente colonie estive in qualche parte sperduta del mondo, è arcistufa di sentirsi dire cosa fare e cosa no, di lasciare ad altri il controllo della propria vita. Quest’estate sarà diversa.

Costanza è la protagonista dell’ultimo libro, Sorelle di carta, di Cristiana Pezzetta (Casa editrice Mammeonline, pp. 175, euro 9), una storia preziosa e delicata che mostra come, assai spesso, l’unione di emozioni, speranze, sogni e desideri possa essere più forte di qualsiasi diversità, somatica e culturale, e possa anzi trasformarsi in un potente strumento di creatività e libertà.

Controvoglia e con il cuore pieno di rabbia, rincorsa da un destino che sembra non appartenerle, Costanza è costretta da un giorno all’altro a partire per la Siria assieme a suo padre, un archeologo impegnato in una nuova campagna di scavi in quel Paese lontano e per lei sconosciuto. Lo sconforto e il rammarico per aver abbandonato Luca, proprio adesso che iniziavano a conoscersi e a piacersi, sono tali che Costanza trascorre i suoi primi giorni avvolta dalla musica ovattata che le giunge dalle cuffie del suo iPod, rinchiusa nella sua stanza, con un caldo asfissiante che rende ancor più insopportabile il lento trascorrere delle ore. Poi però, per uno strano capriccio del suo incomprensibile destino, qualcosa cambia: una ragazza con una kefia bianca in testa, Aima, fa irruzione nella sua vita e stravolge la rotta apatica e insofferente dei sui giorni siriani. «Siamo così estranee, così diverse, lontane. Eppure c’è un filo che ci tesse in un’unica trama. Essere diverse non basta a non capirsi, a non provare emozioni, curiosità, preoccupazioni per l’altra». Attraverso Aima, Costanza scopre una Siria ben diversa da quella che filtra dai racconti di epoche lontane, scoperte e rovine di suo padre. Lo splendore, la magnificenza e l’incanto che traspaiono da quelle storie sono ben distanti dalla realtà quotidiana di Aima e della sua famiglia, il cui futuro sembra minacciato da una guerra incomprensibile che sta distruggendo tutto e scardinando le vite di molti. Di fronte ad una guerra vera, così sfacciatamente reale rispetto a quelle di cui si sente parlare in TV, e che mette a rischio anche il sogno di Aima di studiare e diventare un’illustratrice, Costanza si sente impotente, sconfitta e tutto, i suoi vestiti, i suoi libri, la sua musica, la sua rabbia, i suoi progetti, le sue stupide pretese, le appare privo di valore e incredibilmente lontano. Da sola non può fermare una guerra, né può strappare Aima alla sua terra e portarla con sé per regalarle un futuro diverso. Non basta scambiarsi i vestiti e i disegni sulla pelle per provare ad essere uguali. E non è questo che conta. Ma con la sua macchina fotografica, Costanza può catturare il lato nascosto e più autentico della Siria: i volti sorridenti dei bambini, la fierezza composta delle donne, la semplicità dei gesti, le risate, gli orizzonti, i paesaggi, può provare a immortalare l’anima di quella terra e provare a condividerla con gli altri attraverso una mostra, «perché invece che restare immobile voglio continuare a sognare, a sperare e a gridare che la guerra è il prodotto aberrante di menti malate».

Dopo il viaggio in Siria, la vita di Costanza non sarà più la stessa e probabilmente anche quella di noi lettori che leggeremo la sua storia. Ci sono libri che sono piccoli scavi interiori: «dentro ci puoi leggere emozioni forti, a volte parole difficili e dure, incredulità, speranza, gioco e risa, ma soprattutto verità. Quella che ti costringe ad uscire fuori da te sull’orlo dell’abisso, e sentire il dolore di un altro e condividerlo, semplicemente, senza risorse che abbiano il potere di fare niente. Solo sentire e sperare e avere fiducia e provare a fare qualcosa perché qualcosa cambi davvero».

Giovanna Baldasarre