“Diario Rossani” di Nicola Signorile

Da quando il 1° febbraio scorso lo spazio dell’ex caserma Rossani (una grande area abbandonata nel quartiere Carrassi di Bari, tra via Giulio Petroni e corso Benedetto Croce) è stato occupato – o meglio, “liberato” – da un collettivo di giovani, il suo futuro urbanistico è tornato prepotentemente di attualità, per giunta in concomitanza con una campagna elettorale per le amministrative che è stata – o sarebbe dovuta essere – il momento in cui approfondire e ragionare sul futuro della città. Varcare la soglia degli immobili dell’ex caserma e calpestare lo spazio verde che li circonda è un’esperienza che questo “atto” di liberazione ha concesso a numerosi cittadini baresi (e non solo). Ma è evidente come questo non possa costituire un punto d’arrivo: al di là della messa in sicurezza delle costruzioni che vi sono presenti e della sistemazione degli spazi verdi, è necessario comprendere quale sarà il futuro dell’intera area. Per poter immaginare questo punto d’arrivo è però necessario, come buona norma, conoscere il punto di partenza, e i temporeggiamenti, le indecisioni, le rettifiche che nel corso degli anni ne sono seguite.

A ricostruire la storia dell’ex caserma Rossani negli ultimi anni (ma senza escludere excursus sullo sviluppo urbanistico di Bari nel Novecento) è il libro Diario Rossani (pp. 120, euro 10) che raccoglie numerosi articoli e interventi dell’architetto barese Nicola Signorile pubblicati dal 2008 a oggi nella sua rubrica dal titolo «Piazza Grande» sulla «Gazzetta del Mezzogiorno». Pubblicato poche settimane fa da Caratteri Mobili, il libro è una guida per chi vuole conoscere a fondo le dinamiche, non sempre coerenti, attraverso le quali gli enti locali hanno immaginato il futuro di quell’area. Ma soprattutto, è utile a tracciare collegamenti tra la Rossani e altri spazi pubblici della città che attendono una riqualificazione e, prima ancora, che si abbia un’idea precisa dell’utilizzo sociale che si vuol farne: su tutti, il Teatro Margherita, la Manifattura Tabacchi e la stazione ferroviaria.

Proprio la storia dell’utilizzo del Teatro Margherita si scopre essere legata a doppio filo alle sorti della Rossani. Signorile ricostruisce la storia dell’accordo con la Fondazione Morra Greco di Napoli che avrebbe dovuto fare del Margherita un museo di arte contemporanea realizzato dall’archistar britannico David Chipperfield, un progetto poi arenatosi di fronte alle difficoltà poste dalla Regione sull’utilizzo dei fondi e in generale sulla variazione della destinazione d’uso. Successivamente, si è proposto di realizzare proprio negli immobili della Rossani questo museo. Ma oggi, dopo l’occupazione degli spazi, tutto è rimesso in gioco. Al di là della realizzazione di un parco verde urbano, restano tutte da stabilire le forme nelle quali verranno riutilizzati gli spazi interni da mettere in sicurezza e riqualificare. La strada maestra proposta negli scritti di Signorile e fatta propria da Pasquale Martino nella Prefazione, è la partecipazione pubblica alla discussione. Ma una partecipazione vera dovrebbe vedere i ragazzi che oggi animano la Rossani come protagonisti e non come detentori esclusivi di diritti sull’area: come scrive infatti Martino, «Va colta l’occasione per incominciare davvero quel laboratorio di partecipazione democratica, assumendo la sperimentazione in atto come orientamento e come partnership; allargando, certo, l’arco della cittadinanza attiva da convocare. Facendo dell’ex caserma il punto di partenza qualificante per una nuova relazione con la città».

Stefano Savella