“Una buona stella” di Francesco De Giorgi

In una Gallipoli torrida, invasa dai turisti che prendono d’assalto spiagge (di giorno) e discoteche (di notte), un dipendente comunale come tanti, single e quasi cinquantenne, porta avanti una vita piuttosto anonima. Vive a casa con i suoi genitori, trascorre molte ore al bar e il pomeriggio si occupa di allenare giovanissimi talenti. Fino a quando, dovendo cercare una badante per suo padre rimasto vedovo, incontra Stella, una giovane ragazza albanese quasi reclusa in una canonica, dalla quale ha quasi paura di mettere il naso fuori. Il lettore sa già che Stella è stata costretta a prostituirsi e che è fuggita dai suoi sfruttatori. Ma Franco Quadriglia, il protagonista di questa storia, ancora non lo sa.

A raccontare l’incontro e la relazione che si instaura tra un apparentemente anonimo dipendente comunale e una giovane ragazza straniera è Francesco De Giorgi nel suo secondo romanzo, Una buona Stella (Lupo Editore, pp. 240, euro 16), arrivato in libreria nel settembre scorso due anni dopo il suo esordio, Tu prepara il filtro, pubblicato da Besa. Nato nel 1984 a Casarano, De Giorgi si è poi laureato in Scienze della comunicazione a Siena, ma in questo romanzo mostra di conoscere  bene i dettagli talvolta nascosti della vita quotidiana in un paese del Salento, quella vita che scorre lontana dai ritrovi turistici e dai riflettori dei set cinematografici e che si ritrova semmai nei comunicati di cronaca letti nei telegiornali delle tv locali, o nelle solite chiacchiere di un bar, o nei campi di calcio di periferia dove giocano soprattutto le squadre di calcio giovanili.

Ma l’arrivo di Stella nella vita di Franco Quadriglia metterà in crisi il suo equilibrio temprato da anni passati a trascorrere la stessa vita. Il corpo della ragazza, e anche alcuni suoi gesti, accendono nell’uomo una passione che sfocerà in un contatto fisico di cui Stella non ha ancora assorbito i traumi a causa delle violenze da lei subite due anni prima. Mentre i due si conoscono e si avvicinano lentamente, la vita di Franco Quadriglia continua però con gli stessi ritmi di sempre: il caffè al bar sfogliando la «Gazzetta dello Sport» al mattino e il frustrante zapping televisivo serale rappresentano una cornice ineliminabile nelle sue giornate. Quadriglia ha fatto «della routine il suo stile di vita»; e quella con Stella assumerà per lui la forma di parabola: dopo un lento avvicinarsi e scoprirsi a vicenda, vivrà la giornata più «movimentata» della sua vita, «perché fatta di paura, emozione, sentimento, scelte e, soprattutto, tanto coraggio. Proprio quello che è sempre mancato nella sua monotona vita». Ma sarà dopo questo atto di coraggio che la parabola, inesorabilmente, muterà verso.

Stefano Savella