“Zitto e muori” e “Le luci di Pointe-Noire” di Alain Mabanckou

Con la traduzione del martinese Giuseppe Girimonti Greco e di Federica Di Lella, sono di recente apparsi per le edizioni 66th and 2nd due nuovi libri di Alain Mabanckou, scrittore congolese pluripremiato in Francia. Nato nel 1966 a Pointe-Noire, capitale economica del Congo-Brazzaville, Mabanckou ha vissuto a Parigi per oltre dieci anni ed è stato il primo autore francofono dell’Africa subsahariana a essere pubblicato nella prestigiosa collana Blanche di Gallimard. Oggi insegna all’Università della California, e nel 2012 l’Académie française gli ha attribuito il Grand Prix de Littérature Henri Gal per l’insieme della sua opera.

In Zitto e muori (2013, pp. 208, euro 15), il protagonista si ritrova catapultato da Pointe-Noire a Parigi con i documenti falsi preparati per lui da Pedro, connazionale nonché suo cognato, che nella capitale francese è già diventato un Sapeur, una figura centrale della comunità congolese nella quale tiene le fila di alcuni loschi traffici. Fin dalle prime pagine sappiamo che Julien Makambo (o José Monfort, come il nome che gli viene assegnato una volta atterrato in Francia) è finito in carcere, senza grandi speranze di riacquistare presto la libertà. L’esatta dinamica dell’episodio che l’ha condotto in carcere, dopo una latitanza di alcuni giorni alla periferia di Parigi, si conoscerà soltanto alla fine. Ma è attraverso il racconto di questa storia che Julien-José esamina, non senza una sottile ironia, gli aspetti della sua permanenza in Francia, nell’appartamento di connazionali di rue de Paradis: dal fare i conti con la propria doppia identità («Non so più chi sta scrivendo queste righe, se Julien o José. Sarei tentato di dire che è José. Ma è anche vero che José non può esistere senza Julien – e viceversa. Il che in fondo dimostra che ormai non so più chi sono, tantomeno chi sarò domani»), alle dinamiche tra le diverse comunità di una Parigi rappresentata in tutta la sua multietnicità, compreso il dibattito politico che la riguarda.

Nelle Luci di Pointe-Noire (2014, pp. 250, euro 17), Mabanckou torna nel suo paese natio per riappropriarsi del passato, del ricordo dei suoi cari scomparsi e dell’affetto dei sopravvissuti, cercando un’impossibile sintesi con il presente: «[…] sono tornato in questa città diciassette anni dopo la morte di mia madre, sette anni dopo la morte di mio padre e ventitré anni dopo la mia partenza per la Francia. […] L’ostinazione mi suggerisce che, al di là dei mutamenti della città di Pointe-Noire, dalle ceneri del passato riemergerà qualcosa». È dunque un’opera intimista, a tratti lirica, a tratti ironica, in cui la storia del Congo appare solo in alcuni flash, quando la narrazione si discosta dalla rievocazione del vissuto personale per allargare un po’ l’orizzonte.

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