“Cronache di un Raggio di Luna” di Gabriele Carmelo Rosato

Ci sono racconti che affondano le radici saldamente nel mondo contemporaneo, sulla vita che ci circonda e soprattutto sulle problematiche che la caratterizzano. Ce ne sono altri, però, che rinunciano a descrivere aspetti della realtà odierna, sovrarappresentata non solo dalla letteratura ma anche dall’esplosione della comunicazione in real time. Questi ultimi, sono racconti che possono avere altre radici, immerse in un preciso periodo storico del passato, ma i cui rami, al tempo stesso, crescono in una direzione indefinita: sono quelle storie, insomma, in cui l’aggancio alla storia cede pagina dopo pagina il passo a una finzione narrativa che può scegliere uno tra infiniti esiti diversi, dall’impegno civile al racconto fantastico. A quest’ultimo genere appartengono sempre meno opere pubblicate negli ultimi anni: si potrebbe dire che del fantastico sono rimaste poco più che le ceneri, in seguito allo scontro che ha contrapposto la realtà (con i suoi modelli e la sua velocità) e la storia (con i suoi punti fermi e la sua solidità).

Recente eccezione sono i racconti di Cronache di un Raggio di Luna, di Gabriele Carmelo Rosato (Stilo Editrice, pp. 128, euro 12), vincitore del primo premio al concorso “Building Apulia per gli scrittori emergenti” del 2013. Per il giovane autore (nato nel 1992) si tratta della prima pubblicazione di narrativa, dopo aver dato alle stampe lo scorso anno il saggio Storie sepolte a Barsento, vincitore ex acquo del Premio Noci per la storia locale. Tuttavia, la dimestichezza con le minute descrizioni, l’utilizzo di un lessico mirato e non estraneo ai riferimenti inter-linguistici, l’attenzione a una originale resa grafica dell’oggetto libro (che in casi come questo prova a rendere pan per focaccia alla concorrenza degli ebook) sono tutti aspetti che rendono questa pubblicazione già, a suo modo, matura.

I racconti di questo libro sono quelli che, com’è riportato nella cornice letteraria, il francese Hervé Lumière ha scritto sul suo taccuino finito poi in una bottega di libri usati di New York, e qui tra le mani del reporter britannico Carisle Amber. Monsieur Hervé ha vissuto tragicamente l’esperienza della seconda guerra mondiale, nel corso della quale ha perso le tracce di sua moglie Estella e di sua figlia Amélie. Finito rinchiuso in un cinema, dove lavora come proiezionista, per ripararsi dai rastrellamenti, Hervé dopo la guerra diventa un cantastorie: «Ogni Domenica, quando le nuvole lasciano spazio alle stelle, qui accorre un pubblico numeroso: non sono sofisticati uomini d’affari, naturalmente, ad affollare il mio antro sotto il ponte, ma gente povera e amabile». Prende così vita «quell’incantesimo che vede protagoniste le lettere del mio taccuino»: l’atmosfera che pervade i racconti è infatti magica, e trova il suo completamento nelle fasi di luna, «metafora della rinascita costante, della possibilità di tornare a rilucere nel buio».

Les enfants du Paradis, così come vengono chiamati dal maestro Nicolas i suoi giovanissimi studenti di un collegio per orfani, sono i protagonisti del primo racconto, il più lungo della raccolta, sulla storia della loro partecipazione a un concorso musicale: un racconto che, se illustrato, potrebbe vivere di vita propria adatto com’è a un pubblico di piccoli lettori. Seguono i racconti Letimotiv (su una misteriosa melodia che scende dalla finestra di un appartamento e immobilizza i passanti), Ce soir c’est la Maison qui offre (su una cena in uno dei ristoranti di Lutèce/Lutezia, l’odierna Parigi, con un finale inaspettato al sapore di cioccolato), La Vielle à Roue (dove Claude, studente di matematica, diventa per qualche istante l’attrazione principale di uno spettacolo teatrale, tra sogno e realtà), Rêve d’Après-midi (con il fugace incontro tra il pittore Edgar e la signorina Fleury in una Parigi imbiancata dalla neve), Cinématographe (dove Hervé passa in rassegna i caratteristici personaggi che frequentano la sua sala cinematografica) e, infine, Poussière d’Étoiles (dove la protagonista è la piccola Amélie, figlia di Hervé, e il suo ingresso in una bottega di giocattoli). Proprio la vicenda di Amélie, e l’incontro tra Hervé e il reporter Carisle Amber, chiudono il volume, con un’ultima lettera-racconto che unisce i due piani narrativi.

Stefano Savella

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