“L’umano sistema fognario”: intervista a Cosimo Argentina

Con L’umano sistema fognario (pp. 184, euro 17), Cosimo Argentina torna a pubblicare con Manni nella collana Punto G, che ospita già una delle sue opere più acclamate: Maschio adulto solitario. Anche in questo caso si tratta di un romanzo con forti risvolti pulp, caratterizzato da uno stile crudo composito e ricco d’inventiva. Il protagonista è Emiliano Maresca, a cui la madre agonizzante rivela l’identità del padre, Ignazio Borgogna: questo aggiungerà un secondo obiettivo alla sua esistenza sfasciata. Se prima si accontentava di contemplare Anansa, la figlia del suo superiore, e di farsela con altri due disadattati, ora Emiliano vuole anche vendetta: «Lei è la mia ragione di vita BUONA mentre quella CATTIVA è rappresentata dalla sodomizzazione della casata Borgogna». Intanto, però, dovrà occuparsi di occultare il cadavere della “vecchia” per non dover rinunciare alla sua pensione, alla casa e al lavoro (che la madre aveva ottenuto in cambio di qualche favore sessuale).

«In giro non ci sono esseri umani ma cocci, schegge, frattaglie…»: perché questa predilezione per un’umanità perduta nella scelta dei protagonisti delle tue storie?

Perché è quello che mi rimanda la realtà o quella che a me sembra esserlo. Prova a guardarti intorno: madri assassine, preti blasfemi, meschinità tanto al chilo, passività devastante. Al di là dei giocattoli che ci creiamo ad arte per provare ad arrivare in forma fino alla morte c’è un mondo-mostro. Il mostro ci tira i piedi e noi ci giriamo dall’altra parte e per evitare di guardarlo in faccia scriviamo, leggiamo, scopiamo, ci indigniamo e facciamo fotografie o compriamo la serie completa dei Gormiti o un disco raro trovato in un mercatino dell’usato. Ma perduti lo siamo un po’ tutti. Certo, alcuni nel frattempo se la spassano, altri no.

Dal 1990 vivi in Brianza, ma torna a essere Taranto lo sfondo delle vicende narrate. Come mai il tuo universo creativo è ancora così intrecciato con le tue radici?

Non lo decidiamo noi. Quando una storia viene per essere raccontata ha già una sua fisionomia, volti, luoghi e circostanze. Tu ti siedi e dai spazio a quello che arriva. Diciamo che prendo quello che passa il convento.

Nelle pagine dell’Umano sistema fognario, oltre che diverse citazioni letterarie, ci sono tanta musica (l’heavy metal prediletto da Emiliano) e molto cinema (l’ossessione di un amico del protagonista, Marcello). Quanto le altre manifestazioni espressive e artistiche hanno plasmato il tuo immaginario?

Un bel po’. Sono cresciuto a fumetti, sceneggiati Rai, film e telefilm. Trovo che la contaminazione sia una risorsa sia per un narratore che per chiunque si cimenti nell’arte più in generale. Spesso mi succede che scrivendo un libro mi torna in mente un certo film e quello diventa il nume tutelare della storia.

Hai preservato lo stile impastato di dialetto, neologismi e sprazzi di lirismo perché è diventato uno dei tuoi “marchi di fabbrica” o perché lo ritieni il più adatto a dare forma alla tua materia narrativa?

Questa storia andava scritta in questo modo perché l’identificazione mia e di chi legge nel modus operandi di Emiliano potesse essere totale. Ma in futuro cambierò registro sia per evitare di fare il verso a me stesso sia perché ci sono storie che vanno raccontate con una mano un po’ più morbida.

Una volta hai parlato della scrittura come di un’amante che implica numerose rinunce: la vostra relazione va avanti dal 1984, qual è il bilancio dopo un trentennio?

Dipende dai punti di vista. Potrei dire buono per via dei dodici chiodi piantati nella corteccia. Oppure potrei dire malsana per i mille rifiuti che ancora oggi a cinquantuno anni mi tocca registrare. Non se ne esce. Ma come in amore tu devi accettare il pacchetto completo che contempla cadute, risalite, orgoglio e dannazione. Se ce la si sente non è male come situazione, se invece non si amano le montagne russe forse è meglio aprirsi un tabacchino. Per esempio tu nomini il 1984, anno in cui ho iniziato a mandare i miei manoscritti in giro. Ma il primo romanzo uscirà solo nel 1999 e forse solo per rendermi un autore a cavallo dei due millenni. Prima e dopo ci sono state molte rogne e qualche telefonata o email di chi aveva capito quello che stavo cercando di fare. Io semplicemente sto cercando il modo per venirne fuori attraverso i libri. Fuori da che è una faccenda che non è dato sapere neanche a me.

Giovanni Turi