“Kora. Una storia a colori” di Elisabetta Liguori

Kora è una bambina che vive nel presente, sospesa tra un passato che non ricorda e un futuro che non sa immaginare. Nulla le appartiene se non il nome che sua madre, una donna nigeriana, le ha dato dopo averla messa al mondo e prima che decidesse di scomparire dalla sua vita per sempre.

Le sue giornate, che trascorrono pigre e malinconiche in un centro di accoglienza, tutte uguali e tutte vissute nell’attesa che una famiglia possa sceglierla, hanno tutte gli stessi colori: il bianco del camice della direttrice, il blu del pulmino con cui va a scuola, il giallo della luce della lampada, il rosa del suo lettino. Non ci sono sufficienti colori nella sua vita perché non ci sono abbastanza ricordi da contenerli; i disegni di Kora sono disegni a metà e a mancare ogni volta è la memoria capace di trasformare l’esperienza in storie da raccontare e condividere.

Non c’è nulla che le appartenga davvero: ricordi belli o brutti, visi, parole, uomini o animali. Che vita l’attende? Come potrà mai andare bene a scuola? Dove mai potrà trovare tutto ciò che le manca e la rende una bambina a metà? Tutto è inutile e senza senso, perché non ha un domani a cui tendere e allora molto meglio rinunciare alla scuola, ai disegni, alla vita.

Kora è la protagonista dell’omonimo libro di Elisabetta Liguori (Lupo Editore, pp. 24, euro 10), autrice che ben conosce le storie di alienazione, abbandono e mancanza dei bambini senza famiglia, perché lavora da anni presso il Tribunale dei Minori di Lecce.

Gli Out of Family Children (OFC) come Kora sono bambini destinati a colmare un vuoto per il resto della loro vita, un vuoto che probabilmente non li lascerà in pace neanche dopo l’adozione. Nei centri di accoglienza dove vivono, in attesa di un futuro diverso, questi bambini sperimentano quotidianamente la drammaticità dell’essere stati lasciati e dimenticati, con tutto il carico di dolore, insicurezza, paure e solitudine che ciò comporta. Ricostruire una dimensione di umanità e affettività capace di restituire sostanza alle loro menti vuote e colore alle loro anime pallide è un’impresa niente affatto facile, come costruire case senza fondamenta o piantare alberi su una scogliera a picco sul mare. Occorre pazienza per vincere la loro diffidenza, tempo per recuperare tutto il tempo che non c’è stato negli anni precedenti delle loro brevi esistenze, fantasia per aiutarli a desiderare il migliore dei futuri possibili.

Un giorno nella vita di Kora arriva Saverio, un pittore un po’ matto che ama dipingere con tutti i colori e con tecniche sempre nuove i cieli e i tetti della sua città. Kora ne è affascinata, guarda con interesse i suoi disegni e vi ricama sopra storie fantastiche; è felice in quella casa che sa accoglierla e rinfrancarla con tutto quel calore che la bambina non ha mai ricevuto, ma non riesce a trovare la forza e la voglia necessarie per riprendere a disegnare.

Sarà Saverio a convincerla, con la sua ostinata voglia di vivere, che il “domani” è lì, a portata di mano, basta solo cercarlo e disegnarlo, mettendo insieme le lettere, una dopo l’altra, e facendosi coraggio.

Ora Kora ha capito: nella sua vita le è toccato un disegno a metà e senza colori, insignificante e triste nella sua povertà. Ma spetta a lei il compito di tracciare le linee assenti e trovare i colori adatti a dargli senso e pienezza. E la famiglia di Saverio, che ha deciso di adottarla, l’aiuterà nella sua ricerca giorno dopo giorno, rendendo progressivamente più sopportabile il senso di abbandono che le appartiene.

È una favola delicata quella di Kora, che parla dritto al cuore di chi sa porsi in ascolto e che usa poche e semplici parole per raccontare la difficile ricerca dei colori da parte di una bambina costretta nei primi anni della sua vita a brancolare nel buio.

Le calde e colorate illustrazioni di Carlos Arrojo sembrano scandire, pagina dopo pagina, le tappe di questo percorso e illuminare il sentiero verso il domani di Kora e di tutti i bambini nati a metà.

Giovanna Baldasarre