“Un moderato delirio” di Renato Nicassio

Scrivere di un libro che si è amato particolarmente è facile, soprattutto se il piacere è raddoppiato dal fatto che sia autore che casa editrice sono baresi. Parlo di Renato Nicassio e del suo Un moderato delirio. Sopravvivere a Bari (Wip Edizioni, pp. 102, euro 10) guida semiseria alle serate e nottate dei giovani baresi, nato da un’idea di Alessandro Lattarulo, partendo dal successo in rete di un articolo di Nicassio sul suo blog, L’etica Barese e lo Spirito del Chiringuito.

Una guida generazionale in cui è immediato riconoscersi in almeno una situazione, come la difficoltà e, a volte, impossibilità di trovare parcheggio in centro, mangiare il panzerotto più buono della città, quello di Di Cosimo, oppure la difficoltà di far quadrare il conto a fine serata. Imperdibile il capitolo sulla geopolitica del tavolo da pub, come “nel caso – abbastanza frequente – in cui la comitiva sia il risultato dell’unione di due gruppi, il tavolo del pub diventa il corrispettivo della cartina europea al tempo della Guerra Fredda”; tanta ironia che cede il passo alla malinconia nei capitoli dedicati alla rimpatriata di classe o al cornetto del ritorno e alla lunga cerimonia dei saluti, che riesce sempre difficile perchè “l’uomo è in grado di fare moltissime cose. Abbiamo costruito i computer, abbiamo inventato le auto, abbiamo sconfitto migliaia di malattie, abbiamo imparato a volare e, se non fate parte dei cospirazionisti, siamo pure andati sulla Luna. Ma quello che l’uomo non ha mai imparato a fare è gestire i finali, capirli, sopportarli. L’uomo non ha mai imparato, cioè, ad abituarsi alla fine”.

Una scrittura che coniuga ironia e leggerezza, uno stile “nicassiese” che si legge d’un fiato, con i titoletti dei capitoli più originali mai letti.

Dedicato a tutti i giovani baresi, da regalare soprattutto a chi ora vive fuori e ricorda come un sogno – oppure un incubo – quelle sere a cercare parcheggio o a trovare il “cornettaro” più vicino, sempre circondato dagli amici e sempre pronto a patteggiare sula pizzeria più economica o sulla musica da ascoltare in auto: “Il verbo della socialità è contrattare. Sempre e comunque. Che canzoni vuoi sentire, che film vuoi vedere, che locale preferisci, che città vuoi visitare. Minuti, ore, giorni, mesi di brain-storming, discussioni, litigi per giungere infine a un compromesso. E il compromesso spesso è al ribasso – ciascuno rinuncia a ciò che preferisce e tutti concordano su ciò che non fa schifo a nessuno – ma è il prezzo da pagare per non rimanere a inspirare e espirare da solo, per avere – insomma – un essere umano che respira accanto a te”.

 Chiara Dell’Acqua