“Il tesoro del castello” di Micaela Di Trani

La Puglia è una terra meravigliosa tutta da scoprire, dal Gargano alla punta estrema del Salento, una regione che sorprende e incanta per la sua cultura millenaria, i paesaggi naturalistici mozzafiato, le architetture e i monumenti di tempi lontani e sospesi nella memoria, il sapore unico delle tradizioni culinarie. Un viaggio in Puglia può trasformarsi in un’esperienza straordinaria capace di innescare emozioni differenti a seconda dei paesaggi che si attraversano e scolpire quelle emozioni nell’anima di chi la percorre, fino a trasformarle in ricordi e tracce di vita.

Tutto questo lo sa bene Federica, la protagonista del libro Il tesoro del castello di Micaela Di Trani, autrice andriese, con le illustrazioni di Beatrice Costamagna (La Spiga Edizioni, pp. 112, euro 7,00). Quella che si accinge a trascorrere sarà un’estate che la piccola Fede difficilmente potrà dimenticare negli anni a venire e che le consentirà di scoprire le origini della sua famiglia e l’identità culturale di una regione, la Puglia per l’appunto, che è anche la sua.

Con i nonni, originari di Andria ma ormai da tempo trapiantati a Roma, la sua migliore amica Carla e il cane Johnny, Federica parte per una vacanza di un mese intero in una terra che non ha mai visto prima. L’attesa e la curiosità si trasformano in sorpresa ed entusiasmo quando, appena varcato il confine del Tavoliere delle Puglie, davanti ai suoi occhi, incollati al finestrino dell’auto, si dispiegano scenari sorprendenti: il borgo di Candela arroccato in cima ad un monte, le distese infinite di campi con le pale eoliche, la piana di Margherita di Savoia con i fenicotteri rosa e poi il mare, lucente e invitante come mai le è capitato di vederlo prima.

La vacanza di Federica, sin dall’arrivo a casa di zio Nicola, il fratello del nonno, e poi ad Andria da zio Riccardo, il fratello della sua mamma, è una scoperta continua e la sensazione di stupore e novità che costantemente la pervade le ispira la consapevolezza che quella che sta vivendo è un’esperienza senza precedenti che probabilmente cambierà, da quel momento in poi, il suo modo di guardare alla sua famiglia e a se stessa.

Persino il suo nome, lo stesso di sua nonna, ora le appare diverso, sì perché è uguale al nome del più grande imperatore di tutti i tempi, quel Federico II che in Puglia fece costruire castelli fantastici e architettonicamente superbi come Castel del Monte.

Ed è proprio nella cornice suggestiva e misteriosa del castello che si svolge una vicenda che ha per protagonisti Federica, la sua amica Carla e i suoi cugini: nel lastricato del cortile ottagonale, Federica scopre, nascosto da una pietra irregolare, un pulsante che consente l’accesso ad un cunicolo che si apre nella muratura del castello e di qui ad una stanza segreta dove sono conservati libri, mappe e antiche pergamene; forse la biblioteca di Federico II, forse il luogo in cui – favoleggiano i ragazzi – l’imperatore incontrava gli ingegneri e gli architetti che soprintendevano alla progettazione delle sue dimore pugliesi.

Il confine tra realtà e fantasia, da questo momento in poi, sembra dissolversi nel racconto dell’autrice e nelle vite dei protagonisti, trascinati loro malgrado in un succedersi di eventi, determinati dal clamore della loro scoperta, che li allontanano inevitabilmente dalla serenità della vacanza. Ma questo confine deve restare evidentemente ben chiaro nella mente del giovane lettore: non ci sono stanze segrete a Castel del Monte come in nessun altro dei castelli federiciani e ciò che ancora non si conosce della storia e architettura di questo edificio, lo si scoprirà solo grazie alle ricerche e agli studi di chi, di castelli federiciani, si occupa da sempre.

Paradossalmente, le sue linee geometriche e rigorose, l’essenzialità degli arredi e la vacuità degli spazi interni potrebbero deludere un bambino più che stuzzicarne la fantasia. Ma Castel del Monte, come tutti i castelli che si rispettino, è un luogo che incanta e ammalia proprio per il mistero che lo avvolge e che ben lungi dal nutrirsi di leggende e astruse teorie, che pure nei secoli sono fiorite, scaturisce semmai dalla sua armoniosa bellezza senza tempo.

Ecco, se potessi riscrivere il finale della storia (e mi piace credere che il destino dei libri coincida con la volontà dei lettori), mi piacerebbe che Federica e i suoi amici restassero lì fino a sera, al centro del cortile, a fingersi nella mente storie di dame e cavalieri e ad ammirare, come lo stesso Federico II tante volte avrà fatto, quel pezzo di cielo stellato incoronato da un ottagono di pietra.

Giovanna Baldasarre