“Tina e Frida. Creaciòn y vida” di Annarita Romito

In un gioco di specchi Tina Modotti, fotografa e reporter del Messico rivoluzionario degli anni ’20, e Frida Kahlo, pittrice messicana icona dell’arte novecentesca, vengono messe a confronto per mezzo di una scrittura semplice, diretta e sintetica. Questo è Tina e Frida. Creaciòn y vida, edito dalla FaLvision (pp. 48, euro 10), nel quale l’autrice, Annarita Romito, concreta per mezzo di immagini e rapide pennellate le vite di queste due artiste, i loro amori, le loro sofferenze. E mentre si delineano meglio i loro contorni ad accompagnarle subentra la musica – un cd incluso nell’opera, composto e cantato dalla stessa autrice –, come colonna sonora e leitmotiv tematico che avvolge i personaggi analizzati in descrizioni fortemente empatiche.

Gioco magico è quello che poi vede sovrapporsi alle due donne il volto della stessa Romito, che dimostra con esse una straordinaria affinità elettiva. Non a caso l’affinità più sentita dalla Romito è verso la seconda artista, verso la sua sensibilità e le dure sofferenze fisiche ed emotive affrontate nell’arco di un’intera vita.

Frida Kahlo raccolse da Diego Rivera la lezione precolombiana aprendola al Surrealismo, trovò nella propria forza interiore, disperata, violenta e passionale, la via per affrontare malattie e lunghe degenze, noto è infatti il grave incidente stradale che subì da adolescente e che la lasciò gravemente menomata nel fisico tormentandola per tutta la vita.

Anche Tina viene descritta attraverso le sue passioni, come nell’impegno civile reso nel ritrarre rivoluzionari, lavoratori, e donne appartenenti al popolo messicano. La sua è una passionalità che dimostra l’amore per la vita anche nel dolore. Due estremi, questi, toccati da Tina Modotti come dalla punta di un pendolo invisibile e vissuti appieno, nel bene e nel male. «In lei la passione si tramutava in dolore e il dolore in passione. La passione per gli uomini che l’hanno amata, la passione per il suo lavoro, per la vita stessa» dice la Romito, anch’essa capace di mutare la passione e il dolore in arte. Ne vengono quindi tracciate, in maniera diretta e saliente, le sue imprese artistiche, la vita e la morte prematura, ma anche la particolarità dello stile fotografico, misurato e documentaristico: altro elemento forte e sentito dalla Romito, che attraverso Tina rivive l’arte di suo padre, anch’egli fotografo.

Il volume si presenta quindi come una ricostruzione biografica, approfondita con sensibilità e delicatezza. In definitiva le due artiste diventano stendardi di un forte inno alla vita: quella vita che loro hanno saputo assaporare pienamente, con femminilità e umanità.

Infine, il cd si mostra come un raffinato sigillo al testo e personale omaggio dell’autrice alle due donne che hanno ispirato la sua vena artistica. Sono contenuti in esso dieci brani jazz cantautoriali insieme a una ballad e ad un brano a cappella, ispirati ad alcune vicende vissute dalle due protagoniste, alle loro lettere private, ma anche agli scritti di Alda Merini.

La Romito, eclettica compositrice jazz e cantante, mostra tutta la sua artistica passionalità proprio nel cd, straordinario esempio di musica dalle atmosfere prevalentemente jazz, con accompagnamento di pianoforte (Vito Liturri), chitarra classica ed elettrica (Simona Armenise), sax tenore e soprano (Felice Mezzina e Vincenzo Antonicelli) e percussioni (Giovanni Chiapparino).

Lorena Liberatore