“San Pio, per tutti ancora Enziteto” di Domenico Mortellaro

Il nome di un paese o di un quartiere può diventare talvolta sinonimo di criminalità, di sopraffazione; e in casi come questi, chi vi abita è spesso soggetto a discriminazioni o a più discrete alzate di sopracciglia. Succede assai spesso per quegli agglomerati di case edificati molti decenni fa ai margini delle città, abbandonati dalle amministrazioni comunali e immediatamente diventati territori sotto il controllo dalle mafie. Ma come è possibile che ciò avvenga anche per quartieri di edilizia popolare conclusi soltanto poco più di venti anni fa, dichiaratamente progettati per evitare la creazione di quartieri “pesanti” e per consentire un più alto stile di vita per i suoi abitanti, che provengono generalmente da situazioni di disagio?

È proprio questo il caso di Enziteto, analizzato da Domenico Mortellaro nel suo San Pio, per tutti ancora Enziteto (la meridiana, pp. 126, euro 16). L’autore ha già pubblicato altri saggi su sicurezza urbana e storia della criminalità in Puglia. In questo testo, realizza una delle più complete ricerche su uno dei quartieri della città di Bari diventati, come si diceva in apertura, sinonimo di abbandono, di criminalità, una vera e propria parte estranea al resto del territorio cittadino. Una ricerca che parte fin dall’idea originaria del nuovo agglomerato, pensato per risolvere il dramma dell’emergenza abitativa nel capoluogo pugliese, con un progetto mirato ad evitare una realizzazione come quella del CEP, meglio noto come quartiere San Paolo. L’obiettivo è quello di «una buona sperimentazione […] dove abitazioni e servizi non possano nascere staccati perché pezzi sinergici di un tutt’uno indivisibile». L’amministrazione comunale è d’accordo, ma nella scelta dei terreni prevale il risparmio per l’acquisizione dei terreni, ed Enziteto nasce così a 15 km dal centro cittadino e a 3 km dall’allora frazione di Santo Spirito.

È così che Enziteto diventa, inevitabilmente, un quartiere ghetto non troppo diverso dallo Zen di Palermo o dalla Scampia di Napoli, se non per le più ridotte dimensioni. Attività commerciali pressoché inesistenti (perché anti-economiche), vandalismo, inoperatività dell’amministrazione comunale, rendono presto il quartiere preda della malavita organizzata. Prima con il clan di Carmine Piperis, all’inizio degli anni Novanta; poi, con le condanne definitive al carcere dei suoi maggiori esponenti, con l’arrivo dei più violenti appartenenti al clan Strisciuglio del quartiere Libertà, che occupano le strade e le abitazioni con modalità terroristiche, attraverso la partecipazione delle donne e di vedette reclutate tra i minorenni. Mortellaro nella prima parte esamina con rigore lo sviluppo criminale del quartiere, e le soluzioni per lo più di facciata apportate dall’amministrazione (a partire dal nome, ora riferito al santo di Pietrelcina). La seconda parte del volume, invece, è dedicata a un vero e proprio “diario” della ricerca compiuta, attraverso interviste e osservazioni sul campo.

Enziteto, per tutti ancora San Pio sarà presentato venerdì per il quarto appuntamento della rassegna Building Apulia presso la Teca del Mediterraneo – Biblioteca del Consiglio Regionale in via Giulio Petroni a Bari, insieme al libro Sono solo pupazzi, di Francesco Minervini, anch’esso alla criminalità organizzata nel capoluogo pugliese.