“Le nuvole non portano solo pioggia” di Marianna Carrara

Vieni… È tanto che ti aspetto! Non vedo l’ora di averti tra le braccia e di coccolarti, di prenderti le manine e chiuderle nelle mie, di accarezzare con lo sguardo il visino e cogliere nei tuoi occhi appena schiusi lo stupore della vita.

Sofia, una mamma in attesa, parla alla creatura che porta nel grembo e che, ad ogni sussulto della giovane donna, salta, fa mille capriole ed esulta, come una mongolfiera in balia del vento. Attorno a questo dialogo, intimo e profondo, Marianna Carrara, autrice del libro Le nuvole non portano solo pioggia (Adda Editore, pp. 32, € 5,00), sviluppa l’intera narrazione di quella che è una storia di attese e di speranze, un atto d’amore incondizionato verso le donne che portano in sé la vita.

Grande è la voglia di stringere tra le braccia la propria bambina, inalarne il profumo, toccarne la pelle di seta ed assieme iniziare il proprio cammino nel mondo per provare a cambiarlo. Sì perché Sofia non può nasconderle la verità: il mondo è meraviglioso e vale la pena nascere e abbandonare il calore rassicurante del ventre materno per scoprirlo. Ma gli uomini sembrano indifferenti a questa bellezza, ciechi di fronte all’incanto della natura, incapaci di sognare ed essere felici. Corrono senza mai fermarsi e senza una meta da raggiungere, come marionette nelle mani di un cattivo burattinaio. L’essenziale è vincere, scalzare chi è vicino, dimostrare la propria superiorità, ammantarsi di arroganza e barattare i sentimenti pur di resistere alla dura lotta quotidiana. È un fiume in piena Sofia, parla senza riserve e con veemenza; sua figlia deve sapere ed iniziarla alla vita è il primo e forse più grande insegnamento che può trasmetterle, certa che pur essendo solo un feto, c’è già una coscienza in divenire che ascolta e sente.

Le parole dirompenti e schiette della madre fanno trasalire la bambina: perché nascere se il mondo è così complicato e abbandonare l’isola felice che è il grembo materno? Non si cresce se si è soli e non si vincono le paure evitandole. Sofia sarà sempre al fianco di sua figlia, la guiderà se ce ne sarà bisogno e la lascerà camminare da sola all’occorrenza. Ma in cammino per le strade del mondo, dovrà imparare a chiedere aiuto e a fidarsi dell’altro. Insieme, madre e figlia, faranno grandi cose: esploreranno, si divertiranno, si emozioneranno e avranno amici ovunque. Spargeranno i semi dell’amore e li vedranno germogliare e con essi la gioia, i sorrisi, la felicità.

Solo chi ha provato l’esperienza della maternità può raccontare la magia e la pienezza del rapporto che si crea, tra madre e figlio, nei nove mesi di attesa, preludio di un legame indissolubile. Ma qui, nella poesia di questo dialogo, sorprende l’entusiasmo e la fermezza con cui una giovane donna trasforma l’amore per la creatura che porta in grembo in un progetto di vita senza tempo. In questa capacità di sostenere, incoraggiare, rassicurare e proteggere c’è il segreto della maternità, ma c’è ancor di più la pienezza di un amore destinato a non sfiorire mai, che sempre resisterà alle burrasche della vita.

Come scrive Daniele Giancane nella postfazione: “Le nuvole non portano solo pioggia si presenta, quindi, come un breve e lieve itinerario di formazione, proprio per i momenti dell’attesa”, un invito rivolto a tutte le giovani madri a prestare attenzione ed alimentare il dialogo con il nascituro.

La musicalità e leggerezza del linguaggio dell’autrice trovano corrispondenza nelle illustrazioni delicate ed oniriche di Liliana Carone, che ben traducono in linee e colori la magia dell’attesa e danno forma ad una straordinaria corrispondenza di parole e sentimenti.

Una fiaba per gli adulti affinché ritrovino l’innocenza perduta, e per i bambini affinché imparino a custodire sempre la meraviglia negli occhi e nel cuore.

Giovanna Baldasarre