“Il grano Senatore Cappelli” di Felice Suma e Palmina Cannone

A unire la tradizione agroalimentare italiana e il mondo delle istituzioni politiche non ci sono soltanto provvedimenti di legge, circolari ministeriali e l’idea di rendere la qualità del cibo una risorsa per lo sviluppo del paese. In qualche caso nel nome stesso dei prodotti della terra è impressa la testimonianza di un rapporto assai vicino con personalità e circostanze della storia politica. Il caso più celebre è quello raccontato nel recente libro di Felice Suma e Palmina Cannone, Il grano Senatore Cappelli. Alle origini della “rivoluzione verde”, pubblicato per la Stilo Editrice nella collana dei quaderni del Parco Naturale Regionale “Dune Costiere” (pp. 72, euro 9). Del resto, come scrive nella Prefazione il nuovo presidente del Parco, nominato pochi mesi fa, l’ex eurodeputato Enzo Lavarra, il grano di questa varietà «lega tutte le Puglie: dalla Capitanata al Salento», in una relazione che «si manifesta anche attraverso i risultati dei suoi centri di ricerca»: una relazione che unisce perciò a fondo promozione del territorio, tutela del patrimonio agroalimentare e ricerca scientifica.

Il volumetto comprende un primo capitolo, curato da Felice Suma, agronomo e fondatore dell’Associazione culturale Passoditerra dedicata alla tutela e alla valorizzazione della Murgia sud-orientale, che si sofferma sulle caratteristiche tecniche di questa specialità di grano duro: «mai sottoposto a modifiche genetiche, racchiude in sé proprietà assai rare come la bassa presenza di glutine, la facile digeribilità, l’alta presenza di proteine e fibre». Non mancano notizie più precise sul nome che è tradizionalmente attribuito al grano Senatore Cappelli: Raffaele Cappelli era infatti un marchese e, appunto, senatore del Regno d’Italia, che dedicò parte della sua attività parlamentare a favorire le trasformazioni agrarie in Puglia alla fine dell’Ottocento. Accanto al suo nome va però ricordato anche quello di Nazareno Strampelli, genetista di fama mondiale vissuto tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, che scoprì questa varietà nel 1923 nel Centro di ricerca per la cerealicoltura di Foggia.

I tre capitoli successivi sono invece curati da Palmina Cannone, docente, giornalista e scrittrice, studiosa di tradizioni popolari e gastronomia, nonché presidente dellʼUniversità del tempo libero di Fasano. In questi testi si analizzano alcune caratteristiche storica della «Coltura e cultura del grano», dall’antica Roma in poi, con alcune notizie sulla storia del pastificio Cardone di Fasano, dotato di marchio biologico per le sue linee di produzione, una delle quali interamente dedicata al grano Senatore Cappelli. Chiudono il volume alcune ricette, dal «grano del contadino-pescatore» alla «zuppa di grano», e una serie di proverbi e modi di dire della tradizione popolare legati, appunto, al grano, come «Jùnnuli fa, mari no’ è; situli porta, puercu no’ è» (Fa onde ma mare non è; ha le setole ma non è un maiale).