“Calm beach” di Stefano Delacroix

Evocativo sin dal titolo, il romanzo Calm beach di Stefano Delacroix (I libri di Emil, pp. 206, euro 14) ha il potere di stimolare i cinque sensi in un turbinio multisensoriale: l’odore di salsedine, di creme abbronzanti, di fumo di sigarette, di birra; la calma piatta delle onde agostane, il vociare chiassoso dei vacanzieri; il sapore di luppolo e tabacco; la luce del sole e le sfumature dei tramonti, il colore del mare; il contatto con la sabbia. Un insieme di elementi che rinviano al piacere di una vacanza rilassante. “L’indolenza è l’immortalità della noncuranza, una nullità seducente e necessaria, la permanenza tra le sfingi del senso, della concretezza. Oltre di essa giacciono le macerie faustiane di questo Occidente saturo e spaesato” (p. 176).

Protagonista principale e voce narrante è Nodo Scorsoio, un quarantenne disoccupato cronico per un problema alle vie dopaminergiche, che vive ancora con la mamma e che trascorre i pomeriggi al Sunset Boulevard a bere birra e fumare toscanelli, semplicemente per riempire un vuoto e far passare il tempo. A fargli compagnia ci sono Furlanut, il Presidente, David Strauss, Robespierre, Charlie Parker, Dizzy Gillespie, il Cinese. Una banda di giovani adulti che vive ancora nell’incanto della fanciullezza. “Il Calm Beach è stigma divino per irriducibili anime anelanti. Qui siamo ancora uomini liberi” (p. 14). Liberi, apparentemente, dalle convenzioni sociali. Noncuranti del tempo che scorre inesorabile, gli indolenti parlano di donne, di politica, di inquinamento, di lavoro, di rivoluzione contro l’amministrazione comunale, inconsapevoli che nulla può essere cambiato, e continuando a fare le cose di sempre e senza avere “nulla da dire che qualcuno non abbia già detto, nulla da fare che non sia già stato fatto” (p. 32). Una rivoluzione da preparare con l’indolenza che li contraddistingue e con il supporto della rete internet, in particolare con la creazione di una pagina Facebook da monitorare attraverso il numero dei mi piace.

Un romanzo avvincente e profondo, apparentemente leggero e fragile, in cui l’Autore compone dialoghi brillanti, ironici, che strizzano l’occhio a disquisizioni filosofico-esistenziali. Se non fosse per il riferimento al social network e all’euro, la dimensione spazio-temporale potrebbe essere facilmente collocata nell’America del secondo dopoguerra, grazie anche alla caratterizzazione di personaggi impenitenti che guardano la vita e le donne – tra cui Ginger, Iaia, Kikka, Paola – con stupore misto a eccitazione, e che coltivano il sogno di compiere la rivoluzione del millennio in nome e per conto dell’umanità. Da leggere, con calma.

Pasquale Braschi