“Castel del Monte. Manuale storico di sopravvivenza” di Massimiliano Ambruoso

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«Nella rilettura del passato, anche le cose false, se ripetute continuamente, finiscono col diventare vere, o, meglio, con l’essere credute tali: il che, purtroppo, è lo stesso»: sono parole dello storico Fulvio Delle Donne che ben si adattano a una molteplicità di eventi storici, appartenenti sia al passato più lontano sia a quello più recente (talvolta anche a quello distante soltanto pochi giorni o poche ore, come insegnano i fatti di Parigi e un certo loro racconto che ha ottenuto grande enfasi sui social network). In questi ultimi casi si parla ormai comunemente di “complottismo”; se invece ci riferiamo a un contesto storico propriamente detto, possiamo quantomeno parlare di errori metodologici, talvolta veri e propri intestardimenti su teorie che trovano scarso o nessun sostegno nelle fonti ufficiali.

Il lavoro di Massimiliano Ambruoso, Castel del Monte. Manuale di sopravvivenza (Caratteri Mobili, pp. 276, euro 20) compie un’operazione lucida e metodologicamente solida di smascheramento di tante leggende sul maniero federiciano che, complici anche alcune trasmissioni televisive, godono oggi di grande diffusione. L’autore, peraltro, è stato responsabile di un gruppo di ricerca storico specificamente orientato su Castel del Monte, collegato all’attività della cattedra di Storia medievale della Facoltà di Lettere dell’Università di Bari tenuta da Raffaele Licinio, a cui vanno attribuiti altri studi importanti compiuti in passato per diradare le nubi provocate da «improbabili quanto grottesche identità» attribuite al maniero.

Dopo la Presentazione di Franco Cardini e un primo capitolo che fa già luce su alcuni aspetti dirimenti come la datazione della costruzione del castello (perché di questo, nonostante alcuni pareri contrari, si tratta), sono soprattutto il secondo e il terzo capitolo ad approfondire le altre questioni sollevate da certa pubblicistica (e anche da alcuni addetti ai lavori) a partire dagli anni Settanta del Novecento e fino ai giorni nostri: questioni che hanno dipinto Castel del Monte, di volta in volta, come un tempio, una cattedrale laica, un regno esoterico, uno scrigno esoterico, un osservatorio astronomico e addirittura un hammam.

Già la definizione di castrum, presente in una fonte dell’epoca spesso messa da parte, dovrebbe invece sciogliere i dubbi sull’esatta destinazione del castello. Così come non trova fondamento, come sottolinea Ambruoso, la suggestione secondo cui il maniero sarebbe stato costruito in un sito remoto: proprio da lì passava in realtà, almeno fino al XIV secolo, un’arteria che collegava il territorio di Andria, Trani e Barletta con quello fra Gravina, Altamura e il Garagnone. E per quanto riguarda l’assenza di un fossato, o persino il senso antiorario delle scale a chiocciola, l’autore rileva la presenza di simili o identici particolari in altri castelli edificati sempre sotto il regno di Federico II (come in quello di Castel Maniace, nei pressi di Siracusa). Per concludere con i calcoli addirittura approssimativi, quando non errati, che indicherebbero un’origine “cabalistica” o addirittura egizia nella costruzione di Castel del Monte: anche in questi casi, l’autore propone una lettura dei fatti che punta a contestualizzare la progettazione del maniero nel proprio contesto temporale, allontanandola da un’immaginario diffuso che subisce «l’appeal esercitato dai Templari, dal Graal, dalle coincidenze astronomiche, e da tutte quelle valenze esoteriche associate alla costruzione federiciana».

Il volume di Massimiliano Ambruoso sarà presentato venerdì 27 novembre, alle ore 10,30, presso la Teca del Mediterraneo – Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia, nell’ultimo incontro della rassegna Building Apulia, insieme al volume Una famiglia, una città. I Della Marra di Barletta nel Medioevo (a cura di Victor Rivera Magos, Edipuglia), prima della cerimonia finale prevista per il 18 dicembre.

Stefano Savella