“I bassisti muoiono giovani” di Francesco De Giorgi

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Sembra che il destino di ognuno sia già scritto nelle stelle e basterebbe questo pensiero del commediografo greco Menandro “Muore giovane colui che al cielo è caro” per spiegare il titolo del romanzo I bassisti muoiono giovani di Francesco De Giorgi (Musicaos Editore, pp. 238, euro 17), in riferimento “ai vari bassisti deceduti non proprio da anziani” (pag. 137). Convinto che suonare in un gruppo potesse contribuire a vivere in allegria e spensieratezza, Giorgio Mestrelli – bassista e critico musicale – narra in prima persona le aspirazioni sue e dei suoi quattro amici con i quali fonda i Plettofrolle, diventata “una band di culto, almeno per quanto riguarda il Salento, grazie a una ventina di serate di tutto rispetto collezionate tra la primavera e l’estate del 2005” (pag. 34). Pur essendo accomunati dall’interesse per la musica, ciascuno seguirà il corso della propria vita arricchendola di esperienze e di delusioni che contribuiranno ad alimentare la nostalgia di un passato non troppo lontano e l’idea di ricomporre il gruppo, dopo otto anni dallo scioglimento, per inseguire nuovamente il sogno di affermarsi nel panorama musicale. “Sembra che un individuo che non riesca a ottenere un certo clamore per le cose che fa, non sia niente. Questo è il risultato per essere riusciti a sopravvivere tra le macerie morali di un benessere cafone e degradante” (pag. 211). E questo senso di sconfitta, che proviene dalla noia e dal pessimismo puro, non risparmia neanche i musicisti, perché “una band viene considerata come un gruppo di ragazzini che vogliono giocare e passare il tempo” (pag. 181), soprattutto quando si vive in un piccolo paese che non ha “mai avvertito la necessità di un cinema, di una libreria, di un negozio di dischi, di un pub, di un teatro, di un parco per i bimbi, di una bocciofila per gli anziani” (pag. 12). Ma Giorgio, crescendo, ha sviluppato gli anticorpi per difendersi dalle influenze esterne: “Come avveniva in età adolescenziale, la mia stanza mi fa da corazza quando sono in lotta contro il mondo. Musica, cinema e letteratura sono gli alleati con i quali prendo le decisioni. La birra, invece, è la donna alla quale dare l’ultimo bacio prima di partire per la guerra” (pag. 210). E, grazie alla sua filosofia, sopravviverà sia alla decisione del gruppo che alla morte prematura destinata ai bassisti.

Costituito da trentadue tracce equamente separate da un interludio, questo libro sembra quasi di poterlo ascoltare, come un doppio cd musicale, grazie a un mix ritmato e ben costruito che alterna pezzi di ricordi e frammenti di canzoni di interpreti sia italiani che stranieri.

Con ironia e realismo Francesco De Giorgi è riuscito a dar voce a quei giovani che, pur essendo potenzialmente dei cervelli in fuga (“Dai piccoli paesi bisogna starsene alla larga, altrimenti finiranno col soffocarti. Ci sono alcune cose che vanno fatte e le decisioni non spettano all’individuo”, pag. 130), decidono di rimanere al Sud consapevoli che dovranno “pagare caro ogni minimo sbaglio con un pesantissimo tormento interiore” (pag. 204). Un romanzo cinico, che fa riflettere sulla quotidianità e che invita ad affrontare la realtà sempre e comunque, nonostante le difficoltà e le disillusioni.

Pasquale Braschi