“Parole in prestito” di Daniela Palmieri

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Non solo calciatore, non solo libraio, non solo marito e padre, scomparso tragicamente dopo un incidente stradale: la figura di Edo Palmieri rivive a tutto tondo nel recente libro di Daniela Palmieri, sua figlia, Parole in prestito, pubblicato per I quaderni del bardo (pp. 48, euro 7). Un racconto autobiografico denso di ricordi di infanzia, a cavallo tra epoche diverse, il cui percorso è tracciato dai nomi degli scrittori che hanno presentato i propri libri all’interno della libreria di famiglia, ma anche dei rappresentanti editoriali, dei clienti più o meno illustri. Ma anche da persone comuni, parenti e amici e, soprattutto, coloro che alla gestione della libreria hanno dedicato molti anni della loro vita.

Su tutti Anna, la moglie di Edo Palmieri che, abbandonato l’insegnamento, ha poi diretto personalmente la libreria, occupandosi di tutte le attività, dalle presentazioni al periodo dell’acquisto dei libri scolastici. Una storia familiare densa di aneddoti, quella raccontata in questo volumetto, già romanzata, pochi anni fa, da Roberto Cotroneo nel suo Questo amore. Da allora, «capita che vengano a vederci come un museo, chiedono se siamo noi veramente, se la protagonista della storia esiste. Io sorrido e poco convinta di quella sacralità la indico mentre mia madre distratta com’è, ancora non si è accorta della visita».

Originario di Barletta, dove nel secondo dopoguerra conobbe Aldo Vittorini, fratello di Elio, Edo Palmieri ha legato il suo nome anche all’attività di calciatore tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Proprio durante uno dei suoi trasferimenti, giunto a Lecce, decise di rimanervi per aprirvi una libreria. Al calcio è dedicato uno degli aneddoti più curiosi del libro: le visite in libreria di Eugenio Fascetti negli anni Ottanta, quando legò il suo nome alla squadra del Lecce: «Anche l’allenatore era un lettore, i tifosi lo aspettavano fuori a lungo mentre sceglieva i libri, lo chiamavano Mister e lo scortavano per un tratto di via».

Il libro è anche un’occasione per riflettere sui radicali mutamenti del mondo dell’editoria, visti da una libreria storica della nostra regione. Aperta come cartolibreria e con l’esclusiva dei libri Cedam, la libreria di famiglia dell’autrice ha visto passare, dal 1967 in poi, una serie di autori, di pubblicazioni, di generi della più grande varietà, da Carlo Cassola a Massimo Carlotto, agli eventi notturni per le uscite di Harry Potter. Sullo sfondo, infine, c’è Lecce, così diversa da quella dell’infanzia e dell’adolescenza dell’autrice: «Era questa una città che non diceva tutto ciò che sapeva, né credeva a tutto ciò che ascoltava, non faceva ciò che poteva, manteneva di sé un riserbo che la rendeva segreta».

Stefano Savella