“A Berlino che giorno è” di Silvano Dragonieri

Tre ex compagni di scuola baresi, rimasti uniti per la pelle nonostante le diverse esperienze di vita (Francesco studia Giurisprudenza in attesa di entrare nello studio legale del padre; Elio entra nella Guardia di Finanza; Gennaro studia i progressi dell’informatica), si ritrovano davanti alla tv durante un matrimonio. È l’estate del 1988, in Germania si giocano gli Europei di calcio che saranno vinti dall’imbattibile Olanda di Gullit e Van Basten. Il cammino dell’Italia di Azeglio Vicini procede bene: e proprio quella sera, durante la partita contro la Spagna nel girone eliminatorio, uno dei tre ragazzi, Gennaro, si lascerà scappare una frase che diventerà presto una promessa: «Vado in Germania e do un bacio in bocca a Zenga».

Parte da qui la storia al centro del secondo romanzo di Silvano Dragonieri, A Berlino che giorno è (Wip Edizioni, pp. 112, euro 10). Una lunga sequenza di canzoni degli anni Ottanta costella il racconto del lungo viaggio dei tre giovani verso Colonia, dove l’Italia affronterà la Danimarca nell’ultima partita del girone e dove Gennaro intende portare a termine la sua impresa con il numero uno della nazionale italiana, e poi verso Berlino Ovest, dove Francesco, la voce narrante, intende fare una sorpresa a Marlene, la sua pen friend conosciuta quattro anni prima su «Topolino» (altra eredità che chi è cresciuto negli anni Ottanta ricorda bene) ma mai incontrata personalmente (non erano ancora gli anni di Schengen e di Ryanair…).

L’attraversamento dell’Europa passerà anche da Lucerna, dove è ricoverato il quarto componente del gruppo, Mario, rimasto gravemente ferito in un incidente provocato da Gennaro alcuni mesi prima. Una volta arrivati in Germania, dopo non poche peripezie, i giovani baresi stingeranno poi amicizia con un gruppo di caldi tifosi danesi, con il tedesco-coratino Gino conosciuto sul posto e con Jürgen, il fidanzato di Marlene che, alla sua apparizione, infrangerà il cuore di Francesco. Ma ci sarà ancora una giornata a Berlino Est, dove il regime prossimo alla caduta apparirà in tutta la sua crudeltà, per recuperare simpatie e calore umano. Alla fine, il viaggio renderà i ragazzi più maturi, più responsabili delle proprie azioni, più sinceri: la condivisione di un’esperienza forte in un altro paese europeo si dimostrerà fondamentale per la loro formazione umana e il consolidamento della loro amicizia.

Stefano Savella