“Dentro l’incubo” di Antonella Sergi

La scoperta di un cancro nel proprio corpo è sempre causa di profonda sofferenza, sia fisica che psicologica. Quando questo evento accade, però, in concomitanza all’esperienza più bella della vita, cioè la nascita di un figlio, tutto si tramuta in un vero e proprio incubo. Una contraddizione in termini: la morte che si oppone alla vita, la debolezza contro la vitalità.

Dentro l’incubo (Lupo editore, pp. 157, euro 14) è il racconto della malattia oncologica di Antonella Sergi che parte proprio dall’aver vissuto questa tragica esperienza sulla propria pelle. Una donna, l’autrice, mamma e moglie amorevole che, pur sottoponendosi a tutti gli esami diagnostici e le terapie necessarie per la cura di questa patologia, ne sopporta con dignità gli effetti dolorosi che, inevitabilmente, segnano mente e corpo. Un calvario affrontato, oltre che con il sostegno e l’affetto di una famiglia unita e calorosa, anche all’insegna dell’icona delle Amazzoni, le mitiche donne guerriere che, per battersi al meglio in battaglia, si auto-mutilavano il seno, rinunciando volontariamente ad una parte essenziale di espressione di femminilità.

Per affrontare questa sua personale battaglia contro “l’alieno”, appellativo del cancro mutuato dalla scrittrice Oriana Fallaci, icona letteraria molto stimata dall’autrice, emerge la potenza di un’arma inusuale, la penna. Antonella Sergi riscopre, da adulta, la sua passione per la scrittura. Un’attitudine che fin da bambina le ha permesso di superare difficoltà ed incomprensioni, affidando i suoi pensieri ad un diario o a quaderni bianchi custodi di riflessioni e poesie. Un rapporto, quello con la scrittura molto più che curativo: “Io scrivo perché devo esternare quello che ho dentro, quello che non mi riuscirebbe mai di dire a voce. É così da sempre e, in compagnia della mia penna, ho superato tante avversità. Sono sopravvissuta. A volte sento che non mi basta, ma non posso farci niente! Posso e voglio insegnare agli atri a non accontentarsi di sopravvivere.”

Le parole che narrano questa storia possiedono un’intensità di emozioni e di pathos che spingono il lettore ad apprezzare la forza di volontà di una donna che, pur nell’innegabile sofferenza, ha saputo trasformare un atto semplice in un punto di forza utile a rinforzare quel grado di resilienza umana che, in particolari momenti, spesso viene meno. Una dote che ognuno di noi può trovare in se stesso; uno strumento di cura dell’anima che, impalpabilmente, può fornirci sostegno e farci apprezzare ogni singolo momento di emozione che la vita ci regala.

 Angelo Urbano