“Quel velo sul tuo volto” di Nicola Lofoco

Gli attentati terroristici in Francia nel 2015, l’instabilità geopolitica in Siria e in tutto il Medio Oriente, le questioni relative all’integrazione della popolazione di religione musulmana in Europa: questi e altri argomenti hanno fatto crescere notevolmente, negli ultimi mesi, gli spazi dedicati alla pubblicistica sull’Islam tra gli scaffali delle librerie. I successi dei libri di Maurizio Molinari e Franco Cardini ne sono un esempio evidente; ma anche dalla Puglia, territorio di primo approdo, ormai da molti anni, di migliaia di profughi e migranti provenienti da territori a maggioranza musulmana, non mancano gli approfondimenti utili ad andare oltre un certo racconto spesso superficiale che viene fatto del mondo islamico sui media mainstream.

Tra le pubblicazioni più recenti, va segnalata quella di Nicola Lofoco, Quel velo sul tuo volto (Les Flaneurs Edizioni, pp. 160, euro 12). Giornalista e blogger, già autore del saggio Il caso Moro, Lofoco concentra qui la sua attenzione sulle dinamiche geopolitiche che stanno mettendo in fibrillazione gran parte dei territori a maggioranza musulmana, da occidente (con la Tunisia, unico paese in cui la primavera araba ha condotto all’instaurazione di istituzioni democratiche, pur tra tensioni ancora tutt’altro che sopite) a oriente (dove l’Iran, sotto la presidenza Rouhani e dopo il recente accordo sul nucleare, si appresta a recitare un nuovo ruolo guida). Nel mezzo, i tanti paesi in cui regimi autocratici provano a conservare con ogni mezzo il proprio potere pur affrontando le minacce del terrorismo fondamentalista e dei conflitti religiosi all’interno dello stesso mondo islamico.

Numerosi, quindi, gli spunti di riflessione, a partire dall’ampia introduzione di Salvo Andò, che proprio dall’esperimento tunisino prende le mosse per affermare che «può esistere una versione islamica della democrazia che non deve nel dettaglio recepire principi e istituti della liberaldemocrazia, a costo di sconvolgere i vissuti collettivi, ma deve accettare la loro essenza declinandola in forme compatibili con il rispetto dell’identità islamica». Un concetto che ben si adatta alla questione del velo femminile e delle diverse fogge che esso assume sia nei territori a maggioranza musulmana, sia in Europa. A questo argomento Lofoco dedica interamente il terzo e ultimo capitolo del volume, dove viene operata una chiara distinzione tra hijab, niqab, burqa e chador. Un ambito da anni al centro del dibattito in occidente (come nel caso della legislazione francese), ma che racconta anche delle profonde divisioni esistenti in merito all’interno dell’Islam: a tal proposito, scrive infatti Lofoco, «ci possiamo perfettamente rendere conto di come la religione musulmana sia interpretata e applicata in maniera diversa in molti Stati». Qualcosa di non troppo distante dal conflitto tra sunniti e sciiti che rischia di dilaniare sempre più a fondo gran parte dei territori a maggioranza musulmana.

Stefano Savella