“Degenerati” di Amleto De Silva

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«A che serve la letteratura? Cioè, in pratica, nella vita di tutti i giorni, a che ti serve leggere? Andare a teatro?» Questa la domanda che molto probabilmente, almeno una volta nella vita, vi avrà fatto un individuo qualsiasi. Un ‘degenerato’, lo chiamerebbe Amleto De Silva, lui che su questa specie in via – ahimé – di espansione (involutiva) ha scritto un pamphlet dal titolo: Degenerati. Il metodo Cyrano per salvarsi la vita in un mondo di idioti (LiberAria, pp. 166, euro 10).

Con un movimento a volte tortuoso, ma che trova una propria singolare linearità se si ha pazienza di seguirlo, Amlo De Silva stende un manualetto spiritoso e al contempo serissimo per chi si sente perso in un mondo di meschinità e insensatezza, e non sa reagire. Il modello per rialzare la testa va cercato nella storia maestosa di Cyrano de Bergerac di Rostand. Un personaggio letterario, una vicenda teatrale che Amlo ha imparato a conoscere, amandone ogni passo, fin da piccolo.

Tutto, però, deve necessariamente iniziare da una definizione precisa, corredata di esempi cogenti, sulla categoria del ‘degenerato’. «È successo in fretta: ci siamo addormentati per un tempo che è sembrato brevissimo, e al risveglio ci siamo accorti che ci sono scimmie, scimmie dappertutto. E quelli che non sono scimmie, vogliono ardentemente diventare scimmie.» E poi si corregge: «Anzi, nemmeno scimmie: neoscimmie, uomini degenerati, con i difetti dell’una e dell’altra specie.» Queste neoscimmie hanno accettato qualsiasi compromesso, professionale, sentimentale, etico; hanno cominciato a farsi le sopracciglia con la ceretta; a spacciarsi per professionisti di questa o quell’altra arte senza esserlo davvero; hanno capito che il sapersi vendere conta molto di più del saper fare – o meglio ancora, del sapere. E sono caduti così nella mediocrità più degenere, perché è mediocrità compiaciuta. Se volete avere qualche saggio di degenerato, scrollate la bacheca Facebook: li troverete all’opera soprattutto in tentativi maldestri (e ricordiamo, sempre compiaciuti) di adescamento, o in esibizioni di critica politica, o peggio cinematografica.

Dalla definizione di degenerato, quindi, si arriva a Cyrano, che ai degenerati, a suo tempo, si è opposto. Quest’uomo ha un naso enorme, ‘antiestetico’, diremmo. Ma lui non si dispera, né ricorre alla chirurgia: «mette il suo naso davanti a tutto, invece di nasconderlo, e sfida il mondo a prenderlo in giro». Cyrano mette il suo coraggio soprattutto nell’amore per una donna, Rossana, che non lo ricambia. Questa è la realtà, ma al nostro spadaccino e poeta non importa arrendersi all’evidenza prosaica della situazione, perché ciò che gli serve non è tanto ricevere il bacio di quella donna. Ha bisogno di continuare a desiderare, e solo così forse provare a cambiare le cose.

È un guascone, insomma, che non china la testa. Come lui, altri guasconi ci presenta De Silva, da Mario Giobbe, traduttore del Cyrano, a Roberto Bracco, giornalista napoletano: uomini capaci di non piegarsi quando tutto il mondo va in una direzione e li vuole cambiare, quando inclinare il busto in un ossequioso inchino può addirittura salvare la vita. E Amlo ci tiene a specificare che non si tratta di atteggiamenti eroici e superomistici. Sono gesti semplici, piccoli, belli e un po’ coraggiosi, soprattutto quando «il mondo, questo coraggio non ce l’ha».

De Silva in questo saggio è scrittore, sociologo, analista di scene ordinarie di squallore umano, ma è soprattutto il bambino che ascoltava la storia di Cyrano dalle labbra di suo nonno ed è cresciuto pensando che gli adulti fossero migliori – e poi ha scoperto che non è vero. Se siamo qui a parlare di Degenerati (il metodo Cyrano per salvarsi la vita in un mondo di idioti), se abbiamo deciso di leggerlo d’un fiato, quella scoperta l’abbiamo fatta anche noi: ma anche il nostro, a suo modo, è un tentativo di aggrapparci ai libri per migliorarci le cose e le persone intorno (Ecco a cosa serve, forse, la letteratura). De Silva vi farà guardare il vostro mondo con un occhio critico e un’immancabile, liberatoria risata.

Antonella Squicciarini