“Il cane e i caluanda” di Pepetela

Un pastore tedesco, forse un ex cane poliziotto, si aggira per le strade del centro di Luanda, la capitale dell’Angola, lo Stato africano che più ha aderito, dopo l’indipendenza dalla colonizzazione portoghese, alla struttura statale del blocco dei paesi comunisti. Questo cane entra quasi per caso nella vita di alcuni abitanti della città, resta con loro per qualche tempo e poi, ancora una volta di soppiatto, li abbandona. Uno scrittore si mette sulle tracce di questo pastore tedesco e raccoglie le testimonianze di chi ha incrociato la sua strada. Ma scopre anche circostanze che rendono questo cane del tutto eccezionale.

Il cane e i caluanda (Felici Editore, pp. 184, euro 14) di Pepetela, pseudonimo dello scrittore angolano Artur Carlos Mauricio Pestana Dos Santos, racconta questa storia con spiccata ironia. Una caratteristica ben resa dalla traduzione di Nunzia Vincenza De Palma, trentenne di Terlizzi che, dopo la laurea e la specializzazione in traduzione letteraria all’Università di Pisa, è attualmente dottoranda di ricerca presso l’Università di Bologna occupandosi, tra l’altro, di letteratura postcoloniale e in particolare di traduzioni dal portoghese. Con questo romanzo, peraltro, De Palma si accosta a uno tra i più importanti scrittori africani viventi, insignito nel 1997 del premio Camoes, riconoscimento letterario di grande prestigio destinato ai paesi di lingua portoghese.

Le storie sul pastore tedesco sono di tenore assai diverso: dal giovane disoccupato che trascorre insieme al cane solo una giornata, alla coppia di sposi entrata in crisi perché lei si sente trascurata dalle attenzioni che lui gli riserva. Ma il “compagno scrittore” che raccoglie queste storie in un libro ritrova notizie del cane anche sui giornali: dal suo intervento per far disinnescare una bomba in un luna park, a quello per sabotare un concorso di ballo in occasione del locale Carnevale.

Ma una delle caratteristiche più originali del romanzo è l’estrema varietà dei racconti e dello stile con cui sono narrati: dalle testimonianze raccolte “in presa diretta” ai verbali della struttura burocratica e del partito comunista al potere, passando per un “racconto nel racconto” che lega le vicende di questo cane, qui chiamato Lucapa, alla crescita di una buganvillea: “Lucapa la odiava. Ci passava accanto e le abbaiava. […] Credo che potresti contro un punto qualsiasi nel futuro”. E per conoscere questo futuro bisognerà arrivare alle ultime pagine del romanzo. Con un doppio finale che spetterà al lettore scegliere.

Stefano Savella