“Spaghetti all’Assassina” di Gabriella Genisi

L’ultimo caso affrontato dal commissario di polizia Lolita Lobosco inizia nelle cucine di un celebre ristorante di Bari vecchia, «Al Ciuccio»: Colino Stramaglia, 75 anni, cuoco sopraffino e corpulento, viene trovato orrendamente incaprettato. Un tipico omicidio d’onore, frutto probabilmente degli interessi mai sopiti dell’uomo per le giovani e belle donne. La Lobosco deve però, prima di aprire il dossier, colmare una profonda lacuna: assaggiare gli spaghetti all’assassina, piatto per il quale lo Stramaglia era famoso in tutta Bari, fino ad attirarsi le invidie di un collega, Ciro Murolo, ideatore di una nuova serie di padelle ritenute inadatte per quella ricetta.

Ricetta che, in quattro versioni diverse, si trova anche nelle pagine finali di Spaghetti all’Assassina, l’ultimo romanzo di Gabriella Genisi (Sonzogno, pp. 192, euro 12). La commissaria Lobosco ha intanto lasciato il “Giovannisuo”, mentre l’amica Marietta è stata promossa procuratore capo a Bari e viene ora seguita passo dopo passo dalla scorta. Al fianco della protagonista, nell’indagine, il fidato Esposito e l’ispettore Antonio Forte, i primi a farle assaggiare quei famosi spaghetti: altri due personaggi che rappresentano una costante dei romanzi che ruotano intorno alle vicende lavorative e sentimentali della Lobosco. Senza dimenticare l’aspetto gastronomico: oltre alla ricetta barese che dà il titolo al libro, in coda si trovano preziosi consigli per replicare tra le mura domestiche una speciale focaccia barese, ma anche un particolarissimo cous cous all’arancia.

Attorno alla morte di Stramaglia si dipanerà presto un contesto assai più complesso di quello immaginato all’inizio dallo stesso commissario. E i personaggi coinvolti, dalla figlia Pina al genero Vitantonio Sifanno all’ex spogliarellista brasiliana Fanny Oliveira, offrono l’occasione di affrontare tematiche particolarmente forti, come gli abusi sessuali sui minori o il traffico di bambini. E mentre le certezze sull’omicidio dello chef barese si consolidano, andando nella direzione che in un primo momento era considerata più improbabile, la protagonista deve affrontare anche vicissitudini personali che la portano a incontrare prima il cuoco franco-algerino Benallal Matou dallo sguardo magnetico e poi il nuovo commissario della sezione Narcotici, l’affascinante Lorenzo Centrone. Sullo sfondo, una Bari dai due volti, sapientemente descritta dall’istinto mediterraneo di Benallal: C’è la Bari «che accoglie, soprattutto nel cuore arabo dove io mi sento a casa»; ma anche la Bari della notte che mette paura: «La gente si trasforma, come i lupi mannari, e talvolta con il buio si diventa quello che non si è, o che si tiene nascosto alla luce del sole». Una traccia precisa, che servirà anche a risolvere l’inquietante delitto Stramaglia.

Stefano Savella