“Carnera” di Milorad Popović

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Prosegue con Carnera (traduzione di Teresa Albano, pp. 360, euro 18) l’esplorazione della letteratura est europea della casa editrice Besa, condotta attraverso il marchio Controluce: si tratta dell’esordio in prosa di Milorad Popović, poeta e promotore culturale originario di Cetinje, in Montenegro.

Il titolo del romanzo deriva dalla storia del pugile Trifun Tripković, soprannominato Carnera, che si esaurisce però nelle prime cento pagine e viene soppiantata da quella di un altro protagonista che fa la sua comparsa nel V capitolo, quando la narrazione diventa in prima persona: è un croupier e teppistello montenegrino che percorre i Balcani dopo la dissoluzione del comunismo e che gradualmente sederà la sua rabbia attraverso la letteratura, nel tentativo di tradurre in racconto la densità storica della sua terra: «Nella ex Jugoslavia, tra il 1991 e il 2001, dalla Slovenia fino alla Macedonia, ci furono cinque guerre: in un decennio qui ci sono stati più conflitti bellici di quanti ce ne siano stati nei Paesi più fortunati dall’inizio del XIX secolo a oggi. D’altra parte, coloro che non si erano mossi, diciamo, da Cetinje o Podgoriga, tra il 1992 e il 2006 avevano vissuto in quattro Paesi, nella Repubblica Federale Socialista Jugoslava, nella Repubblica Federale Jugoslava, in Serbia e Montenegro e infine in Montenegro». La boxe allora non è che un pretesto per dare l’abbrivio a un romanzo che intreccia esistenze individuali e vicende collettive: «A quel sempre crescente mucchio di annotazioni autobiografiche, di aneddoti storici, di note marginali locali e di narrativa […] serviva una metafora globale».

Carnera nel 2012 ha vinto il Premio “Meša Selimović” (come miglior libro di narrativa dell’area linguistica serba, croata, bosniaca e montenegrina) ed è un’opera insolita e complessa, con lampi postmoderni e ampie digressioni fiabesche, che senz’altro affascinerà i lettori più tenaci.

Giovanni Turi