“La vita dell’eroe” di Ron Kubati

L’occupazione italiana dell’Albania tra il 1939 e il 1943 non ha mai goduto di una pubblicistica particolarmente ampia, soprattutto al di fuori degli studi storiografici più analitici. In casi come questo, un romanzo può essere utile a conoscere almeno le fasi principali di una vicenda storica che lega non soltanto due paesi e due sponde dello stesso mare, ma anche due popoli che, negli ultimi venticinque anni, hanno nuovamente incrociato i propri destini e il proprio sguardo sul futuro. Un’operazione come questa assume peraltro un valore ancor più importante se a compierla è uno scrittore che, a sua volta, ha vissuto sulla propria pelle lo sbarco dall’Albania in Italia, a Bari, nel 1991, e da qui ha condotto un percorso che, dopo una laurea e un dottorato di ricerca in filosofia, lo ha condotto oggi negli Stati Uniti, a Princeton.

Un uomo, un ragazzino e tre donne, nell’Albania a cavallo della seconda guerra mondiale, sono i protagonisti dell’ultimo romanzo di Ron Kubati, La vita dell’eroe (Besa Editrice, pp. 124, euro 13). L’uomo è Sami, prima partigiano comunista contro i fascisti e poi contro gli occupanti nazisti, e successivamente colonnello dell’esercito albanese con una posizione di rilievo nell’organigramma del paese guidato da Enver Hoxha. Sami è un combattente che non sbaglia un colpo, come il pugile impersonato dall’attore americano Tom Taylor in alcuni film degli anni Trenta e da cui erediterà, per un periodo, il nome di battaglia, Tumtuleri. Ma è soprattutto un uomo inquieto, che al coraggio con cui scappa in più occasioni alla morte oppone le difficoltà con cui affronta le relazioni sentimentali, prima e dopo le guerra.

Ana, sorella del suo principale compagno di battaglia Demi, vive in una famiglia religiosa che non le permette, a partire dal fratello, la relazione con Sami. Drita è una partigiana che entrerà nel cuore del Colonnello più per dovere che per amore. E poi c’è Vera, una giovane donna jevg, minoranza etnica tenuta ai margini della società albanese: dopo essere stata concupita dal Colonnello, mette al mondo Gent, e grazie alla sua relazione clandestina con Sami ottiene un posto di lavoro in ferrovia e un appartamento indipendente a Tirana, lontano da quella periferia informe e degradata dalla cui memoria la donna cerca presto di affrancarsi.

Prima, durante e dopo la guerra, il destino di Sami s’intreccerà con quello di altri personaggi italiani: gerarchi fascisti, militari che dopo l’Armistizio entrano a far parte della sua brigata partigiana, un medico che porterà Ana in Italia, un sindacalista con contatti nei servizi segreti albanesi. Quest’ultimo, Luigi, aveva fatto parte anche della brigata partigiana, e in quell’occasione aveva dato a Sami la copia di un libro, Spartaco, che gli servì a immaginare le battaglie successive. E riapparirà in una delle scene finali del romanzo, direttamente in Italia. A testimoniare che i contatti tra i due paesi non si sono mai davvero interrotti.

Stefano Savella