“E libera non nacqui” di Eliana Forcignanò

La sensualità come motore della poesia, colta però non nel momento di denudarsi, bensì in quello di mascherarsi, di porre barriere di parole tra autore e lettore. Un gioco di specchi è quello dei versi di Eliana Forcignanò nella sua ultima raccolta E libera non nacqui (i Quaderni del Bardo, pp. 60, euro 12), composta tra il dicembre 2015 e il maggio 2016. Dell’autrice, nata a Lecce nel 1983, ci siamo già occupati su PugliaLibre per la silloge precedente, Guerrigliera, pubblicata per le stessa casa editrice. E di quella silloge restano, in E libera non nacqui, i tratti spigolosi, per certi versi provocatori.

Come scrive Simone Giorgino nell’Introduzione, «In questo suo continuo gettar semi per poi nasconderli, è come se l’autrice volesse invitare il lettore nel suo giardino privato, che è assieme lucente e tetro, e cioè nella parte di sé più segreta; ma poi è come se innalzasse attorno a quel giardino, per complicarne o comprometterne l’accesso, un intricato groviglio di rovi». Una chiave interpretativa che trova massima rispondenza nei versi stessi dell’autrice, che della ramificazione costruita attorno ai suoi versi dà in particolare due testimonianze in altrettante liriche: «Non scrivo di getto / m’inforco il verso all’uncinetto / scavo nelle asole i bottoni / mi cucio addosso le ossessioni»; e, utilizzando stavolta la metafora dell’ulivo: «Potessi conchiudere le passioni / che mi attraversano lo farei / con il numero delle mie tenere foglie».

Dietro questi rovi, queste foglie d’ulivo riutilizzate quasi a mo’ di filo spinato, si distingue tuttavia in altre liriche la patina più sensuale della poesia di Forcignanò: «Corri! Soccorri questo sterno sforzato / che combacia con il tuo e perdono invoca / perché non sa più modulare la passione / in elegiaca eleganza». In questo continuo flusso tra nascondere e rivelare, i versi finiscono per trovarsi in un «equilibrio armonico», che tocca un solo vero punto di rottura quando il discorso poetico si scioglie in una prosa ispirata al rapporto con la figura materna.