“La comunicazione è relazione” di Enzo Quarto

I riflessi delle nuove tecnologie sul mondo della comunicazione e sulle relazioni tra persone sono sotto gli occhi di tutti. Dai selfie nelle cene alla Casa Bianca alle foto di gruppi di adolescenti, ognuno dei quali attento esclusivamente al proprio smartphone, le testimonianze di questo conflitto crescente sono ormai ovunque. Il dibattito, per la verità, è in corso da tempo, e sconta ancora la presenza di posizioni estreme: quelle di chi considera inequivocabilmente positive le sollecitazioni che provengono dai supporti digitali anche se vanno a discapito del confronto personale, e quelle di chi si illude che sia ancora possibile tornare indietro a un’era – ormai del tutto ignota ai millennials – in cui tablet e smartphone non esistevano.

Il dibattito in corso nella società è ampio, e lo è anche quello all’interno della comunità cattolica, divisa tra chi vede nei social network uno strumento di evangelizzazione e chi li considera una colpevole distrazione dalla sfera della spiritualità. Dà testimonianza di questo dibattito il giornalista Enzo Quarto nel suo libro La comunicazione è relazione (Gelsorosso, pp. 96, euro 10), che raccoglie una serie di suoi discorsi e interventi tenuti da presidente della sezione pugliese dell’Unione Cattolica Stampa Italiana. Il suo messaggio è chiaro: «Abbiamo bisogno di scoprire l’etica della verità, abulici come siamo di menzogne di parziali verità utilitaristiche e commerciali». E ancora: «È necessario tornare a mettere la persona al centro delle comunicazioni sociali, quindi i mezzi delle comunicazioni al servizio della persona e non del mercato».

Il marketing, in questo senso, viene considerato lo strumento che, nella sfera delle relazioni economiche, ha stravolto l’etica della verità. Ma nel mirino di Quarto finisce anche il mondo del giornalismo, e in particolare l’uso disinvolto del sensazionalismo quale strumento retorico per conquistare una audience maggiore: il pericolo è il «linguaggio persuasivo», il quale però «usa l’altisonanza. Il risultato è che viviamo in un mondo falso. L’altisonanza non è verità, ci allontana dalla verità. E senza la ricerca della verità l’uomo vive male».

Stefano Savella