“L’equilibrio imperfetto” di Lucia Sallustio

La Generazione Erasmus è ormai da anni una realtà consolidata. Migliaia di giovani europei vivono parti importanti delle proprie vite all’estero, e spesso costruiscono relazioni e rapporti di lavoro che li conducono altrove per sempre, a confrontarsi con un’altra lingua e altri stili di vita, adattando ad essi il proprio bagaglio di tradizioni familiari e di esperienze personali. Tra loro, moltissimi sono coloro che già durante il percorso universitario nel proprio paese d’origine si avvicinano allo studio delle lingue straniere; e ancor di più coloro che decidono di diventare traduttori (magari per imprese private o free-lance) o interpreti di organizzazioni istituzionali.

Rossella Oddi è una di loro: originaria del Sud Italia, approda alla Scuola per interpreti e traduttori di Ginevra, dove stringe amicizia con la sua docente Inde, tedesca, di poco più grande. A seguire le lezioni c’è anche Larry, un ragazzo irlandese che le fa (inutilmente) la corte. Proprio nel corso di una traduzione simultanea di un incontro al festival del cinema di Zurigo Rossella conosce Max, regista spagnolo di cortometraggi, rampollo di una famiglia di imprenditori nel settore oleario. L’incrocio di nazionalità è appena iniziato. E le storie di questi personaggi si intrecceranno a lungo nel nuovo romanzo di Lucia Sallustio, L’equilibrio imperfetto (Intermedia edizioni, pp. 200, euro 13).

L’autrice non a caso è stata docente di lingua e letteratura inglese prima di diventare Dirigente scolastica, e alla fusione tra le lingue (e tra coloro che quelle lingue parlano) erano già dedicati alcuni dei versi di Inter-city, la sua più recente raccolta di poesie. E un treno è anche quello che conduce, nella prima parte del romanzo, la giovane Rossella a Madrid, verso un posto di lavoro nell’impresa di Jorge Déseado, padre di Max. Non era previsto, però, che i due si sarebbe nuovamente incontrati: e accade, tuttavia, portando i due a Toledo e poi a vivere insieme in un appartamento arredato in stile giapponese (in totale coerenza con il multiculturalismo di cui le loro stesse vite sono ormai espressione).

Ma quella di Rossella e Max non sarà una storia d’amore semplice. E anzi l’«intrigo internazionale» si scioglierà soltanto nelle ultime pagine del romanzo, passando da Dublino e dalle immense campagne irlandesi, ma anche dall’Italia. D’altra parte, nonostante i suoi viaggi, Rossella «si sorprendeva a scoprire tratti della sua personalità che la riconducevano alle radici, alla sua terra. Allora, aveva la piacevole sensazione di sentirsi tesa come un ponte tra passato e presente, tra Nord e Sud».

Stefano Savella