“Viaggio alla Luna” di Ernesto Capocci

Tra i fondi nascosti delle biblioteche e negli archivi capita talvolta di scoprire vere e proprie gemme rimaste occultate per decenni, se non per secoli. Quando poi vengono portate alla luce, magari grazie all’opera di uno studioso o di uno stesso bibliotecario, è necessario trovare un editore disponibile a cogliere per quel testo la necessità di una ripubblicazione, superando gli ostacoli derivanti da una lingua lontana da quella in uso ma puntando al tempo stesso sulle potenzialità culturali e commerciali di quella operazione editoriale. Questo circolo virtuoso è avvenuto di recente per la riedizione di Viaggio alla Luna di Ernesto Capocci, ritrovato negli archivi della Biblioteca Nazionale di Bari ad opera del dott. Francesco Quarto e della LB Edizioni di Luigi Bramato e Giovanni Colazzo che ne hanno realizzato una nuova edizione digitale (pp. 56, euro 8).

Quando scrisse questo testo nel 1857, Capocci (nato in provincia di Caserta nel 1798) era già un affermato matematico e astronomo, oltre che direttore dell’Osservatorio di Capodimonte. Era anche stato eletto deputato nel breve regime costituzionale del Regno di Napoli, e nei suoi scritti scientifici si era occupato di stelle, comete e delle orbite planetarie. Ma in questo testo Capocci abbandona la ricerca scientifica in senso stretto per dedicarsi a un divertissement di particolare rilievo storico.

Viaggio alla Luna è infatti un racconto pressoché inedito, ambientato sulla Luna nell’anno di grazia 2057 e narrato in prima persona da una donna, Urania, che a bordo del suo aerostato muove alla volta dell’orbita lunare, tra costellazioni, presenze aliene e colpi di scena. In particolare va rilevato che la sua prima pubblicazione precede di circa dieci anni l’uscita del più celebre Dalla Terra alla Luna di Jules Verne e ciò conferisce all’opera del Capocci, considerata dispersa dalla comunità scientifica, un carattere unico, se non proprio eccezionale. Eccezionale come le intuizioni che Capocci immaginava un secolo e mezzo fa sulle attuali tecnologie: «Intanto il filo elettrico che cinge intorno all’equatore cotesto gran globo, e lo ricongiunge a quest’altro globo, ti recherà i miei pensieri alla distanza di dugentomila miglia, con la velocità del pensiero medesimo!».