“L’eradicazione degli artropodi” di Mariarita Sgarlata

Mariarita Sgarlata, professore associato di Archeologia cristiana e medievale all’Università degli Studi di Catania, è stata dall’aprile 2013 al settembre 2014 assessore ai Beni culturali e poi al Territorio e Ambiente della Regione Siciliana. Concluso il mandato di assessore regionale, un amico le consiglia di pensare ad un instant book nel quale dissezionare i suoi «507 giorni per la Sicilia in tema di cultura e ambiente: le riforme, i decreti, le mostre, i parchi archeologici e i piani paesaggistici, i disegni di legge, le scelte fatte per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale siciliano, tangibile e intangibile, i siti Unesco, il partenariato pubblico-privato, la rivoluzione e la controrivoluzione nell’infelice stagione crocettiana». A due anni di distanza, l’esito è raccolto in L’eradicazione degli artropodi. La politica dei beni culturali in Sicilia, pubblicato per Edipuglia (pp. 304, euro 16). Oggi, scrive l’autrice, «sono pronta a guardare indietro con occhi diversi e a dare un tessuto narrativo a quella esperienza, intrecciando la storia della politica dei beni culturali con il destino del paesaggio urbano e rurale della Sicilia, e ancora la speculazione edilizia e l’inarrestabile consumo del suolo con l’ambiguità della politica sul governo del territorio e sui volumi zero per le nostre città».

Così scrive l’autrice per spiegare come è nata l’idea di questo libro: «Una lettera, datata 3 aprile 2013, giorno del mio insediamento all’Assessorato dei Beni Culturali della Regione Siciliana, chiedeva un piano di controllo/eradicazione della infestazione di artropodi nel sito di Tindari. No, non ci posso credere – pensai ridendo – mi trovo ad affrontare nei prossimi mesi una delle questioni più complesse e strategiche per la Sicilia, la politica dei beni culturali, e invece che cosa mi chiedono? Di organizzare un “piano di lotta” contro le zecche! Mai e poi mai avrei immaginato che, nei mesi a venire, questa sarebbe diventata la mia principale aspirazione: eradicare artropodi/politici dalle aree archeologiche, dai centri storici, dalle coste; sottrarre al loro controllo vampiresco quello che resta del passato della più grande isola del Mediterraneo. Esiste – è chiaro – una generazione, vecchia e nuova, di amministratori che hanno veramente a cuore le sorti dei loro territori, che soccorrono amorevolmente – spesso con forze proprie – i beni culturali e paesaggistici, che riescono a impegnare in modo virtuoso i fondi ministeriali e comunitari, che agiscono insomma per la collettività. Ma accanto a loro, a volte sopra di loro, vive e prospera una categoria ben riconoscibile di politici infestanti, che vandalizzano la cultura fino a renderla una delle cause principali del degrado e della  marginalità della Sicilia».