“Il nome dell’isola” di Fabio Greco

Viene finalmente pubblicato il romanzo d’esordio di Fabio Greco, nato a Saronno ma vissuto per molti anni a Ugento, in provincia di Lecce. Il nome dell’isola (Autori Riuniti, pp. 130, euro 14) era stato, infatti, selezionato qualche anno fa tra i finalisti del Premio Calvino, quando ancora aveva come titolo Genti a cartapesta. Il protagonista è appunto un artigiano della cartapesta affascinato dalle storie e dalle leggende del suo Salento: «Quei racconti di mille e mille anni prima, presenti e familiari al contempo, quand’anche rivestiti d’invenzioni, a Masello gli rimandavano la sensazione d’essere partecipe d’una stessa storia, d’uno stesso destino, intra a quella terra di confine […]. Gli pareva d’essere un tutt’uno con quelle genti di prima e con le genti di ora, genti di lassotta che tenevano intra agli occhi lo stesso orizzonte, tenevano intra al naso gli stessi profumi e intra alle orecchie lo stesso mare; […] genti a cartapesta che le storie gli s’appiccicavano addosso foglio a foglio a macerare». Il nuovo titolo, Il nome dell’isola, sottolinea invece come l’opera sia intessuta di narrazioni e leggende che prendono spunto dalle origini di una definizione: Isola di Pazze, uno sperone roccioso che fronteggia la costa e intorno al quale dibattono tre vecchiarazza che «restavano ore e ore intra alla piazza a discutere su chi teneva la verità certissima e vera su quel nome».

A tratti ci si perde nell’affastellarsi dei racconti, anche per via di un periodare talmente ampio da sembrare talvolta quasi fuori controllo, ma è un romanzo riuscito e suadente, non solo per quel che narra ma anche e soprattutto per la lingua che Fabio Greco crea per farlo; una lingua ritmata ed espressiva, che conia felici neologismi e ricalca le sonorità dialettali, tanto da far venir voglia di leggere ad alta voce numerosi passaggi. Oltre all’inventiva linguistica, va però anche sottolineata la capacità dell’autore di delineare immagini e visioni che non riproducono quelle del consueto e orami abusato folclore salentino: memorabili ad esempio le pagine finali con la bizzarra processione che attraversa il paese di terrazzo in terrazzo, sino a giungere nel suo cuore pulsante, la piazza.

Giovanni Turi