“Rare rondini a primavera” di Vito Antonio Conte

La vita scorre inesorabile, e il passato diventa presto un frammento, una luce indistinta; e quando quel passato porta con sé sbagli più o meno importanti della propria vita, è necessario scavalcarlo, farlo collassare: «l’errore / quando è stato / (come tutto il resto) / è passato / impossibile cancellarlo / […] / la giusta prospettiva: / ancora vita (comunque) sia». Sono questi i versi che aprono l’ultima raccolta di poesie di Vito Antonio Conte, Rare rondini a primavera (sempre più gabbiani lontani dal mare), pubblicato per I Quaderni del Bardo (pp.44, euro 7). L’autore, nato a San Pietro in Lama ma residente a Lecce, ha già pubblicato diverse raccolte di poesie: qui su PugliaLibre ci eravamo già occupati di Frammenti di un interno (Luca Pensa Editore). Ma suoi scritti sono apparsi anche su diversi siti on line e in pubblicazioni collettanee; è inoltre presente nella New Page di Francesco Saverio Dòdaro e Francesco Aprile.

Questa raccolta di poesie è dunque «un inno singolare alla vita, forse un invito al viaggio per non farsi sfuggire nulla e godere di tutto, per non avere rimpianti, rimorsi e inutili nodi alla gola!». E la vita scorre a pieno regime in questi versi, «attraversati come un fiume in piena da sorrisi amari, sberleffi, e un impellente quanto mai sopito bilanciamento del ritmo in ogni parola usata, perché se la si deve dire tutta, è inutile biasciare, balbettare o peggio ancora essere fraintesi». Lo testimoniano non solo i versi citati in apertura, ma anche quelli presenti nel resto della raccolta. L’autore non gira intorno alla verità, quantomeno alla sua verità, e la espone senza cercare lunghe e inutili elusioni: «che se poi la madre di quel tizio / si fosse data e/o continui a darsi / davvero per soldi / dov’è la colpa? / e soprattutto di chi?». Oppure: «altra cosa è il piacere / e altra ancora il Piacere / (e adesso non rompetemi i coglioni / pensate a salvarvi da voi stessi…)».

Ma non c’è spazio, in questa raccolta, soltanto per confessioni o invettive. Emergono, al suo interno, anche versi in cui l’autore si espone in altro modo, riflettendo su sensazioni sfuggenti che colpiscono nonostante la loro apparente quotidianità: «Felicità è incontrare / nella notte un bagliore / evitando la confusione / accecante del giorno / nutrendo attimi d’amore / attimi d’amore / attimi d’infinito amore». Si tratta soltanto apparentemente di un’opposizione rispetto alla chiarezza aperta e finanche smodata dei versi citati poc’anzi. A questo servono le parole: circoscrivere uno stato d’animo nello spazio di un momento. E così, non troppo inaspettatamente, la raccolta si chiude con tre versi sentimentali ma anche lapidari: «T’ho baciata / senza neppure sfiorarti / per godere del tuo sorriso».