“Storia della Sacra Corona Unita” di Andrea Apollonio

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Al fianco di Cosa Nostra, Camorra e ‘ndrangheta, nel menzionare le organizzazioni mafiose più potenti e agguerrite del Mezzogiorno, si cita ancora oggi la Sacra Corona Unita, indicata non di rado quale “mafia pugliese”. Gli studi specialistici, come spesso avviene, si prendono in carico la difesa della verità, o quantomeno l’analisi assai più attenta dei fenomeni descritti superficialmente sui giornali o nel dibattito pubblico. Ed è così che si scopre che la storia della Sacra Corona Unita ha peculiarità assai diverse da quelle delle altre grandi organizzazioni mafiose, sia per ciò che riguarda la sua stessa fondazione, sia per le sue dinamiche interne, sia per la sua radicalizzazione sul territorio regionale. Un approfondimento utile ed esaustivo su queste vicende si trova ora in Storia della Sacra Corona Unita, un saggio di Andrea Apollonio edito da Rubbettino (pp. 350, euro 16).

L’autore, nato a San Pietro Vernotico, è dottore di ricerca in Giustizia penale presso l’Università di Pavia e ha già pubblicato numerosi studi sul fenomeno mafioso in Puglia e non solo, partecipando anche in qualità di consulente alla Federazione delle Associazioni Antiracket Italiane promossa dal Ministero dell’Interno. Un’esperienza personale che lo ha aiutato nel comprendere determinate dinamiche ma anche nell’affinare uno stile divulgativo che rende il volume ancor più valido dal punto di vista editoriale. Un lavoro che si apre, fin dalle pagine dell’Introduzione, con un chiarimento sulla tesi di fondo che vi è esposta: quella di uno «strano destino» occorso alla Sacra Corona Unita, di essere «sottovalutata negli anni di massima espansione e radicamento, ampiamente sopravvalutata oggi, che non esiste più in quanto struttura mafiosa, ed è divenuta piuttosto un brand, un “marchio” che, ove possibile, la criminalità locale sfrutta per i propri abietti fini; ma che non risponde più alla realtà delle cose». Tesi, come si può ben immaginare, e come ammette lo stesso autore, rischiosa e attaccabile da parte di chi la interpreta come “un favore” fatto ai mafiosi. Ma del tutto coerente con l’analisi esposta nel volume e confermata dall’evoluzione stessa dell’organizzazione criminale nell’ultimo decennio.

Tra i molteplici spunti di riflessione offerti dal libro, è utile soffermarsi proprio sul diverso radicamento territoriale della Sacra Corona Unita in Puglia. Fondata nel 1983 da Pino Rogoli, carismatico criminale di Mesagne, nel Brindisino, in una cella del carcere di Bari, l’organizzazione mafiosa ha fin dall’inizio acquisito forme e dinamiche diverse nelle province pugliesi, radicandosi prevalentemente nel Salento e finendo presto ai margini delle attività criminali in Capitanata (dove la Società foggiana ha presto dimostrato la propria abilità nell’occupazione violenta del territorio) e in Terra di Bari (dove i clan del capoluogo si sono divisi anche i territori dell’hinterland). Da qui, tutto il carattere improprio della definizione della Sacra Corona Unita quale “mafia pugliese”. Ben più pertinente, invece, quella di “mafia acefala”, giacché, come scrive Apollonio, «la stessa sagomatura frastagliata dell’associazione è diretta conseguenza dell’assenza di un vertice riconosciuto, sede di risoluzione delle controversie e delle decisioni più importanti», conducendo ciò alla formazione di «una più realistica, frammentata realtà socio-criminale, contrassegnata da rivalità meramente territoriali e quasi campanilistiche». Così come è pertinente, e originale, la definizione di “mafia anomala” attribuita alla Sacra Corona Unita anche nel sottotitolo dell’opera: tale perché «irriducibile ai paradigmi classici» dell’assocazione mafiosa, come invece ancora troppe demistificazioni e luoghi comuni faticano ad ammettere.

Stefano Savella