“Mal di giardino” di Franco Botta e Giuseppe Caccavale

Può un giardino rivelarsi molto di più di un semplice aggregato di piante? La risposta è certamente sì: lo testimoniano secoli di studi e di applicazioni pratiche in cui il giardino è diventato vero e proprio elemento architettonico di pregio, tale da dare ampia notorietà a coloro che si occupavano di curarli. Ma non è soltanto l’accostamento con l’architettura a rendere il giardino un luogo affine all’arte, in tutte le sue forme. In un momento storico in cui il giardino cambia forma e conquista spazi diversi dal passato, ancor più preciso può rivelarsi il legame con la musica.

È da questo spunto che prende avvio il libro Mal di giardino. Natura e arte del verde (Progedit, pp. 108, euro 15) scritto da Franco Botta, economista e appassionato di giardini, e Giuseppe Caccavale, professore di Arti murali e Disegno a Parigi e autore delle tavole presenti nel volume. L’accostamento con la musica, ad esempio, è ben sottolineato dalle parole di Renzo Piano, riportate in una delle prime pagine dell’opera, riguardanti la passione per il giardino del maestro Claudio Abbado: «Nel verde c’è qualcosa di aereo, di leggero, di temporaneo. In qualche maniera c’è qualcosa che appartiene alla dimensione momentanea della musica, del suono». Ed era proprio passeggiando nei suoi amati giardini che Abbado riusciva a comporre le sue migliori opere musicali.

Ma nel libro non si parla soltanto di musica. Numerosi sono anzi i riferimenti filosofici, come quelli di Henry David Thoreau, grande ispiratore dell’idea dei cammini; mentre nella seconda parte Botta raccoglie brevi testi in gran parte frutto di recensioni a volumi riguardanti, a loro volta, i giardini e il loro valore pratico e simbolico. Né mancano riflessioni interessanti su singole specie, come l’edera, il glicine o il crisantemo; e neppure preziosi consigli rivolti al giardiniere sul lavoro da svolgersi nelle diverse stagioni dell’anno. Sempre nel rispetto del proprio ruolo, e ovviamente nel rispetto della natura (ad esempio per ciò che riguarda l’uso di fertilizzanti e altre sostanze chimiche); del resto, come scrive Botta riprendendo una frase di Libereso Guglielmi, che curava il giardino del padre di Italo Calvino, i giardinieri «sanno che, quando si costruisce un giardino, non ci si deve allontanare mai troppo dalla natura, pur non ignorando per il risultato del proprio lavoro non sarà mai natura».

Mal di giardino sarà presentato venerdì alle ore 17 presso Villa La Rocca, in via Celso Ulpiani 27 a Bari, in un incontro organizzato dalla sezione “Cultura dell’ambiente” della Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia. Interverranno, oltre a Franco Botta, anche Eugenio Scandale (presidente dell’Accademia Pugliese delle Scienze), Daniela Daloiso (dirigente Sezione Biblioteca e Comunicazione Istituzionale del Consiglio Regionale della Puglia), Vittorio Marzi (presidente dell’Accademia dei Georgofili, sez. Sud-Est), Franca Tommasi (professore associato di Fisiologia Vegetale all’Università di Bari), Giuseppe Carlone (storico dell’urbanistica del Politecnico di Bari) e Maria Valeria Mininni (professore associato di Urbanistica presso il DiCEM di Matera).