“A occhi chiusi, a cuore aperto” di Teocleziano Degli Ugonotti

Un’anima in armonia con il proprio corpo, con la natura, finanche con la storia del proprio territorio. Insomma, con il mondo. Le tracce di questa armonia attraversano le righe del pentagramma, le strade e i porti della Terra di Bari, le quattro mura di una casa dove vivere momenti di serenità e intimità. E si possono leggere nei versi della raccolta d’esordio di Teocleziano Degli Ugonotti, pseudonimo di Teodoro Ugone, A occhi chiusi, a cuore aperto, uscita pochi mesi fa per le edizioni dell’Associazione culturale varesina Tracce per la Meta (pp. 120, euro 11). Versi nei quali è facile rintracciare echi delle numerose attività svolte dall’autore: tenore leggero, quale solista e componente di un coro, partecipante a rievocazioni medievali, referente provinciale di Bari del movimento giovanile dell’Unicef.

Un esempio? La musica. «Scale che salgono / scale che scendono, / stamattina sul mio pianoforte», quelle della lirica Scale di crome, sono metafora di una «luminosa giornata / di pieno inverno» che sorge dopo una notte preda del gelo. Note musicali che manifestano la loro imprevedibilità, da accogliere come una sorpresa che possa portare allegria nel corso di un mattino. Allegria, ma soprattutto armonia, vera e propria parola-chiave dell’intera silloge. Termine, non a caso, associato al lessico musicale in un’altra lirica, Anime gioviali: «L’anima è vibrazione: / onde fluttuanti / originano dall’inconscio. / […] armonizzano il corpo, / echeggiano nell’insieme / in sinfonia sublime».

La ricerca dell’armonia supera tuttavia gli spazi musicali, per aprirsi al mondo esterno, ai luoghi in cui l’anima può trovare ristoro e serenità. Ci sono i porticcioli della costa pugliese, ognuno di quali è «tempio / di chi non conosce ricchezze»; ci sono «strade del centro antico» i cui lampioni sono «testimoni di baci fugaci / e di sguardi infiniti»; ci sono i campanili, le cui «altezze infinite / sfidano il cielo»; c’è, insomma, la Terra federiciana, la cui «selva risponde / con canto di cicale / come orchestra d’archi / e squilli di fiati». Il territorio è quindi una componente ineliminabile e decisiva per la formazione umana e spirituale del poeta. Il quale, tuttavia, non si manifesta come persona solitaria; anzi mostra, allo stesso modo, quanto importante sia l’aspetto affettivo e sensuale per una armoniosa celebrazione della vita: «la libertà dell’amore / è come una giostra / dove l’eccitazione / cede il passo al rapimento».

Il contatto, che sia quello che avviene con la natura, con un altro corpo, o attraverso la voce, è dunque sinonimo di relazione; e infatti Teocleziano Degli Ugonotti, come scrive nella Prefazione Giusy Tolomeo, «è sempre in relazione con gli altri, [è] un artista che ama far parte di un “coro” di voci, piuttosto che levarsi come voce solitaria».