“L’orizzonte della scomparsa” di Giuliana Altamura

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Christian Leone è un giovane pianista di origine abruzzese che fugge dalla provincia italiana per lasciarsi alle spalle, attraverso la musica e un talento ipnotico, una vita inquieta. Ma i viaggi non lo salveranno: da Salisburgo a Montréal, passando per gli Stati Uniti, gli eventi che lo circondano lo conducono a scavare sempre più negli anfratti profondi della sua esistenza. Profondi come il deep web, immensa palude che nasconde, sotto la superficie di click, social network e youtubers, l’anima nascosta della Rete. È lì che Christian approderà per cercare la soluzione a un mistero di cui sarà protagonista collaterale (attraverso un profilo fake su Facebook di nome Christine Vega) e testimone di un suicidio (che scopre, per caso?, su Chatroulette, il sito che mette in collegamento due sconosciuti dotati di webcam).

Se Internet è il “Regno sommerso” di vite multiple ed esistenze virtuali, al di fuori di esso il mondo sembra ignorarlo. I reality di Mtv, lo show-biz, i concorsi pianistici di livello internazionale: tutti, a modo loro, appaiono muoversi su un piano distante, disperatamente aggrappato a briciole di realtà materiale (le riprese tv con camera a mano, le sfilate di moda, i tasti di un pianoforte) e ignaro che ad attenderlo c’è, sempre più vicino, L’orizzonte della scomparsa: come il titolo di questo intenso romanzo di Giuliana Altamura da poco uscito per Marsilio (pp. 224, euro 17) come già Corpi di Gloria, esordio nel 2014 della giovane scrittrice barese.

Con le sue dita tremanti al pianoforte, con gli shock del suo passato, con la sua sessualità confusa e vorace, Christian è tuttavia soltanto un punto di congiunzione tra i due veri fuochi della narrazione. Uno è Blaxon, personaggio reale o forse entità immateriale che affabula uomini e donne su Chatroulette così come su un forum, New Jerusalem, che apparentemente raccoglie integralisti religiosi. A mettersi sulle sue tracce è, fin dalle prime pagine del romanzo, l’altra protagonista, Lara, una giovane di Orlando, Florida. A differenza di Blaxon, lei è certamente un corpo in carne e ossa, marchiato a fuoco dalla violenza sessuale subita da adolescente; eppure Lara è soprattutto «virtualità pura […] la virtualità è un flusso costante, un’anticipazione continua, e impera su tutto, prolifera nel vuoto. Tu non sei nulla, e se non sei niente allora puoi essere chi vuoi. Il niente è il futuro. Possiamo essere chiunque vogliamo solo perché non siamo niente».

Lara e Christian/Christine vogliono comprendere la vera natura di Blaxon per superare i propri traumi. Per farlo, utilizzeranno Facebook e Skype. Christian, dal canto suo, scivolerà oltre, negli incontri in tempo reale di Grindr e nelle profondità del deepweb attraverso OutGuess e Tor. Nel mondo interconnesso, anche i luoghi perdono la propria autenticità: Orlando, Montréal, Salisburgo, persino Parigi, che sembra finire nel desolato bunker di un anonimo edificio di una banlieu; lo stesso bunker in cui Lara deciderà di scuotere la sua vita, e in cui l’arte prova a riacquistare un senso mostrando il male, reale o virtuale che sia. Perché «il male in questo mondo è la violenza stessa del rito – casuale, insensata, illocalizzata. Come una partita a Chatroulette».

Stefano Savella