“E invece io” di Davide Grittani

Il percorso professionale di Alberto Airoli, giornalista delle pagine culturali del quotidiano «La Notizia», è curioso, persino controintuitivo: da Pavia, una delle città con il più alto indice di qualità della vita, decide di accettare il trasferimento in una redazione di un capoluogo del Sud Italia: tutti gli indizi lasciano immaginare che si tratti di Foggia. Altrettanto curiosamente, Arioli sembra in un primo momento riuscire ad adattarsi bene alle dinamiche della sua nuova città di residenza: reduce da un matrimonio fallito, inizia a stringere relazioni professionali, politiche e affettive, tra cui quella con Ivana, sposata a un anchorman di un telegiornale su una tv locale. È sulla soglia dei cinquant’anni, e decide di festeggiare il traguardo con un viaggio solitario in America Latina, per il quale apre una raccolta fondi in una agenzia viaggi della sua nuova città.

Ma questo orizzonte è destinato a crollare, proprio nei giorni che precedono la partenza. E la vita di un giornalista qualunque finisce rapidamente alla gogna dei mass media e dei social network. Davide Grittani, giornalista e pressoché coetaneo del protagonista, racconta questa storia nel suo ultimo romanzo, E invece io (Robin Edizioni, pp. 216, euro 12), selezionato nella fase preliminare del Premio Strega. Già autore del romanzo Rondò nel 1998 (Transeuropa), di un saggio-inchiesta sul crollo della palazzina di viale Giotto a Foggia e di una raccolta di reportage (C’era un Paese che invidiavano tutti, 2011), Grittani torna qui alla narrativa con un lavoro (che diventerà presto un film) in cui affronta le dinamiche quotidiane di una città del Sud (non necessariamente circoscritte a Foggia, di cui lo stesso autore è originario), con inserti ironici e senza risparmiare punte sarcastiche nei confronti della politica locale, monopolizzata dal Partito dei Demiurghi e dalla Federazione Illuminata.

Qualcosa inizia a cambiare con una dura recensione di uno spettacolo teatrale, anticipata da uno scontro personale fuori dai camerini, con un giornalista-attore legato alla politica. Lo stesso Arioli è legato alla politica, come la sua testata e il suo direttore: e succede così che inizino ad arrivare al giornalista “venuto dal Nord” strani segnali e oblique minacce. Ma è lo stesso Arioli a sentirsi cambiato: «Sono all’equatore del tempo a mia disposizione, tutto quello che mi ha tenuto compagnia fino ad oggi – le presunte buone maniere, le abitudini politically-correct, gli opportunismi e le prudenze strategiche che avrebbero dovuto garantirmi serenità e protezione – sta lasciando il posto a un primitivo istinto di conservazione». Il crollo nervoso prosegue con l’aggressione a un automobilista che si era inchiodato al clacson, e affonda con il trattamento degno di una “macchina del fango” che gli viene riservato da un dossier anonimo girato ai giornali e in procura. Gli resta il viaggio in Sud America, per riprendersi. Cile, Argentina e Perù: «C’è un Sud dell’anima e del mondo che sa dire di “no”. Adesso che mi ricordo c’è. Io, invece, non ne sembro più capace».

Stefano Savella

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