“Sirena” di Giorgio Doveri

Tre generazioni a confronto. La prima è quella di Uccio, pescatore al porto di Tricase, ottant’anni sulle spalle e ancora un’energia invidiabile con cui andare per mare ogni giorno. La seconda è quella di Maddalena, ragazza salentina che nel 2000 si trova a Roma per studiare all’Accademia di Belle Arti e vive con altri coinquilini nel quartiere di San Lorenzo insieme a Lisa, al toscano Francesco e ad Amadou. La terza generazione è quella di Marina, figlia di Maddalena, che da Tricase decide una notte di partire da sola per la Turchia, dopo aver avuto tra le mani una lettera che le rivelava le sue origini.

Sirena, romanzo d’esordio di Giorgio Doveri (MusicaOs editore, pp. 184, euro 13), racconta l’intreccio di queste tre protagonisti in una storia che attraversa le generazioni nello stesso modo in cui attraversa il mare, e non un tratto di mare qualunque. Il canale d’Otranto è solcato nelle prime pagine del libro da Adam e Yardim, fratelli curdi fuggiti dalla Turchia nel 1985 diretti in Italia. Lo stesso canale d’Otranto, molti anni dopo, è percorso in direzione opposta da Marina e dal suo bisnonno Uccio, salito a bordo in extremis con la sua Apecar e all’insaputa di sua nipote. Dentro quelle acque, tra quelle onde, tra i resti di migranti che hanno perso la vita nei naufragi, ci sono anche le tracce di una storia familiare complessa, che unisce le due sponde del Mediterraneo in una storia di silenzi, di separazioni dolorose ma soprattutto di speranza.

Doveri, nato in Toscana trentanove anni fa ma residente da molti anni in Salento, suona il violino nel gruppo degli Officina Zoè; e la loro musica si adatterebbe bene quale colonna sonora di una storia come questa, che vede confondersi e mescolarsi parole, culture, ma anche colpe e perdite dolorose. Ma che soprattutto ci ricorda la presenza di generazioni diverse unite nel desiderio di riconoscere le proprie origini, scavalcando ostacoli sociali e familiari: «L’Uccio che saluta sua nipote [Maddalena] al porto è lo stesso Uccio che quindici anni dopo si trova sul bus con la sua bisnipote Marina, in arrivo sulla grande piazza Taksim a Istanbul: il viaggio è andato liscio. […] Passeggiando sul ponte che li porterà sull’altra sponda della città, i due non restano indifferenti a quei volti, a quella lingua e ai musicanti che incontrano».

Stefano Savella